Grazie al sindaco della capitale Ma Italia Nostra invia un esposto al procuratore della Repubblica contro la realizzazione dell'opera Ormai è ufficiale. Dopo le notizie di quest'estate che davano l'appalto come già aggiudicato per 30 milioni di euro, che verranno pagati solo dopo la consegna di un parcheggio da 720 posti auto, il sindaco di Roma si appresta a fare sventrare il Pincio alla impresa edile Sac di Claudio Cerasi. Che si impegna entro 30 mesi a consegnare il tutto anche se il parcheggio sarà in funzione dal 2010. Morale della storia, i romani potranno dire addio a mezza piazza del Popolo, dalla cui rampa del Valadier si accederà al parcheggio, e per i prossimi tre anni caos e cantieri assicurati. A Roma dunque, dopo Rutelli che aveva autorizzato lo scempio del Gianicolo per fare un piacere al clero durante il Giubileo del 2000, dovremo assistere inerti e inermi a questo ulteriore cataclisma. Stavolta per la maggior gloria di Veltroni. E della sua gioiosa macchina da guerra elettorale. Un progetto che sembra accordarsi con la recente ondata di megalomania del personaggio. Che oramai interviene dove può prediligendo i quartieri che lo votano. E tralasciando, ad esempio, quelli di Roma Nord, serbatoio berlusconiano da sempre e un tempo democristiano e socialista. Tanto che anche le altre giunte rosse romane hanno sempre negletto la zona nord della città, dalla Giustiniana all'Olgiata, dal Fleming a Saxa Rubra, lasciando stazioni di metropolitana e di trenini alla mercè di qualunque criminale. Basti pensare che per avere l'autobus all'Olgiata ci sono voluti venti anni e che quando qualcuno protestava con l'Atac dell'epoca si sentiva rispondere:"Ma tanto siete tutti ricchi e avete la macchina con l'autista per andare a prendere le vostre colf". Inutile dire che Veltroni gode pure di ampi sostegni nella stampa capitolina, che sta tutta in mano a costruttori edili come Caltagiorne o Bonifaci. Per fortuna però, quelli di Italia Nostra, guidati dal prode Carlo Ripa di Meana, si sono ribellati al diktat veltroniano e chiamano la gente a sollevarsi perché Roma non perda il Pincio. E lo hanno fatto con un appello firmato da grandi urbanisti e architetti come l'ingegner Antonio Tamburrino e persino da uomini di cultura di sinistra come Alberto Asor Rosa. Nell'appello si legge fra l'altro che ".. un luogo unico al mondo verrà manomesso, involgarito e verrà intaccata per sempre la sua integrità." E poi si accusa: "La motivazione ufficiale per questo parcheggio è quella di togliere le auto dal Tridente per pedonalizzarlo, ma in realtà il numero dei residenti e degli aventi diritto a comprare i posti macchina è molto più numeroso. Quindi le macchine al Tridente non saranno sicuramente eliminate". La cosa più grave è che l'appalto prevede che se saranno trovati reperti durante gli scavi l'impresa Sac di Cerasi potrà usare una discarica per portarli lì. E chi s'è visto s'è visto. Senza avvertire nessuno al Comune. Ed è già stato documentato, dai primi scavi archeologici (subito interrotti senza nessuna garanzia di essere completati) che, sotto la terrazza del Pincio, si trovano importanti reperti ed interessanti e ancora non documentate strutture attribuite allo stesso Valadier che incanalavano le acque piovane tutelando la sua opera da infiltrazioni. Dice Ripa di Meana che "Italia Nostra ha verificato ulteriori possibilità di compromissione per il complesso monumentale e ha inviato esposti al Procuratore della Repubblica di Roma, chiedendo di verificare sia i rischi che possono intaccare l'integrità del complesso sia lo stravolgimento del carattere storico, artistico dell'intero bene culturale che a giudizio dell'Associazione è un intervento espressamente vietato da una serie di articoli del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio".