Secondo laccusa il via libera doveva essere negato dallamministrazione Il valore complessivo degli immobili ammonta a 60 milioni di euro La pineta dellarco jonico è un sito considerato dimportanza comunitaria -------------------------------------------------------------------------------- dal nostro inviato castellaneta marina - Hanno sequestrato le vacanze, quelle con vista sul campo da golf di Riva dei Tessali che valgono 60 milioni di euro. Gli investigatori del Nipaf, il nucleo investigativo della Forestale, mettono sotto chiave, ma «con facoltà duso», le 300 ville, di cui 250 già costruite, della "Città del Catalano": il villaggio turistico che spunta a Castellaneta marina non proprio dalla sera alla mattina, ma attraverso «permessi rilasciati nel corso degli anni». Un villaggio enorme: 100 mila metri quadrati, tanti quanti quelli che questanno erano riservati alle marine per il salone nautico di Genova o come lo spazio che sarà destinato a Milano in occasione dellExpo 2015 al museo della moda o, ancora, come il nuovo teatro nazionale di Pechino. Una "grande opera", insomma, tra pietra bianca, legno massello e pavimenti in cotto. Il gip del tribunale di Taranto Pio Guarna dice sì alla richiesta del pubblico ministero Mariano Buccoliero dopo unindagine andata avanti per otto mesi. E così saltano fuori tre indagati, denunciati a piede libero: lamministratore unico dellimpresa edile, Liborio Dibattista, insieme con due funzionari dellufficio tecnico del comune di Castellaneta, Renato Notarnicola e Pasquale DAlò. La coppia di "colletti bianchi" è accusata di abuso dufficio, mentre al titolare della società a responsabilità limitata - la Tie: Turismo Ionio Europa, che a quanto pare è anche unagenzia di viaggi e che appartiene al Gruppo Dibattista, baresi di Gravina - contestano la distruzione di bellezze naturali per avere edificato in aree protette. Succede, secondo i Forestali, che la Tie aveva ottenuto la concessione edilizia per tirare su "Città del Catalano". Il via libera però doveva essere negato dallamministrazione comunale giacché la stessa Tie avrebbe dovuto «preventivamente» acquisire il disco verde della Soprintendenza per i beni e le attività culturali e quello da parte dellufficio parchi della Regione Puglia. Invece non ci sarebbero né il nulla osta per il vincolo paesaggistico, né quello legato alla cosiddetta valutazione dincidenza. Ecco perché «qualsivoglia autorizzazione» non avrebbe dovuto essere accordata con disinvoltura, da DAlò e Notarnicola, ad un altrettanto disinvolto Dibattista. Sembra che la "Città del Catalano", dal titolo della località dove tirano su le case, abbia invaso la "pineta dellarco jonico", un sito considerato dimportanza comunitaria e quindi di «notevole interesse pubblico». Altri «interventi abusivi» riguarderebbero il "tratturello demaniale pineto": la traccia degli antichi tratturi, che collegavano Abruzzo, Basilicata e Molise alla Puglia. Uno sfregio allambiente, per la Forestale. Allombra della contrada Catalano-Perronello prendono forma non soltanto le 300 residenze dei vacanzieri - 302, per la precisione: 200 ville a schiera, 30 appartamenti mono e bifamiliari, 72 da destinare alla multiproprietà -, ma pure piscina, campi sportivi, uffici, bar, ristorante, locali commerciali e un albergo con 200 camere che vedrà la luce nel giro dei prossimi due-tre anni. Liborio Dibattista è irrintracciabile: lamministratore unico della Tie dal 21 gennaio del 2005 e con un capitale sociale (versato) di oltre 3 milioni di euro, non si trova o non si fa trovare. A parlare per conto della famiglia, è il fratello Marcello, presidente del consiglio di amministrazione della Dibattista, il "quartier generale" degli imprenditori gravinesi. Il tono della voce è pacato: «Voglio fare sapere innanzitutto, di avere fiducia nella magistratura. Siamo pronti a collaborare con il pubblico ministero: per chiarire, mi auguro, i diversi aspetti di questa vicenda». Marcello Dibattista è come se gettasse acqua sul fuoco dei dubbi investigativi: «Siamo assolutamente sereni e tranquilli. Ogni sospetto verrà fugato. E ogni certezza sarà confermata. Quella, soprattutto, di non avere commesso nulla né tantomeno omesso qualcosa». Subito dopo, spiega: «Non dovevamo rivolgerci alla Regione e alla Soprintendenza, per la semplice ragione che larea lottizzata a spese nostre non ricade in quella sottoposta al vincolo paesaggistico. E, questo, il motivo per cui a nostro parere non avremmo commesso prepotenze. Né noi, né i tecnici del Comune. In queste ore stiamo raccogliendo una serie di documenti per raccontare, carte alla mano, la verità dei fatti. Perché vogliamo dimostrarla, la verità. E quindi proseguire tenacemente nella realizzazione del nostro progetto». Dal fortino della Forestale al rione Solito, in quel di Taranto, intanto, il comandante del comando provinciale Giuseppe Silletti puntualizza: «I beni sequestrati hanno un valore di oltre 50-60 milioni di euro. A carico del proprietario del fondo è stato elevato un verbale di contestazione per lillecito amministrativo, che prevede il pagamento di una multa fino ad un massimo di 71 mila euro. Potrebbero scattare sanzioni inoltre, per la violazione del vincolo idrogeologico. Tutti e tre gli indagati rischiano la reclusione da tre a dodici anni». Qualora alla fine dovessero risultare colpevoli, in nome del popolo italiano.