Molto opportunamente la seduta delle Assise di Palazzo Marigliano di domenica 4 novembre è stata dedicata al dibattito sul Piano urbanistico attuativo (Pua) di Bagnoli con particolare riferimento alle ipotesi progettuali del porto-canale di recente presentate allAutorità portuale. Per riepilogare la vicenda urbanistica dellarea occidentale di Napoli è tuttavia indispensabile una succinta premessa. Alcuni dei punti centrali del programma con cui il centrosinistra ha vinto le ultime due elezioni amministrative sono stati: la creazione di un grande parco a verde pubblico a Bagnoli, il ripristino della linea di costa, la restituzione del litorale alla balneazione. Rispetto a tali fondamentali direttrici, che recepivano le istanze delle associazioni ambientaliste, la stessa previsione di un porto è in evidente contraddizione: infatti è molto arduo dimostrare la compatibilità della balneazione della spiaggia (da recuperare) con un porto. La tormentata vicenda della Coppa America ha poi reso consapevole lopinione pubblica cittadina più sensibile ai problemi della tutela paesistica e naturale che la sola previsione di un approdo nella variante urbanistica al Prg ha costituito la giustificazione, anzi la legittimazione dellinconsulto progetto di megaporto a Bagnoli di ben 27 ettari fortunatamente saltato, ma che era stato condiviso da sinistra a destra. Tornando allattuale dibattito sulle ipotesi progettuali del porto-canale, avversato dalle associazioni ecologico-culturali napoletane, si è registrato ora anche il giudizio di incompatibilità ambientale espresso dalla soprintendenza regionale in occasione della conferenza dei servizi intervenuta il 24 ottobre; giudizio che ricalca quello del 2003 del soprintendente ai beni architettonici, che poneva in rilievo levidente contrasto tra il porto-canale e il ripristino della morfologia della costa, imposto anche dalla legge 5821996. Pertinenti e condivisibili critiche sono state formulate (Porto-canale di Bagnoli una promessa da mantenere, vedi "Repubblica" del 2 novembre) sulla incompatibilità del porto-canale anche da parte degli scienziati, architetti e giuristi che si riconoscono nel Comitato giuridico di difesa ecologica. Al riguardo tuttavia fondate perplessità sono state avanzate nella predetta seduta delle Assise da Giacomo Buonomo del Comitato per la partecipazione democratica, il quale ha osservato che tali critiche appaiono funzionali alla riproposta della inammissibile ipotesi del porto turistico a Nisida sostenuto da noti architetti napoletani. Tanto vero che il citato documento, apparso su Repubblica, auspica comunque a Bagnoli «una zona portuale compatibile con lambiente» prevedendo inoltre «una zona a servizio del diportismo nautico». Tale zona è stata anche indicata in sede di Assise dagli architetti firmatari del documento con larea di Nisida, dove infatti da tempo sono attraccati oltre mille motoscafi e barche su autorizzazione dellAutorità portuale. È evidente che la realizzazione del porto turistico tra Nisida e la spiaggia avrebbe un impatto disastroso non solo sulla balneazione privando definitivamente i napoletani poco abbienti dellunica spiaggia a loro disposizione, ma altresì su uno dei paesaggi più suggestivi del mondo, sulla cui tutela è bene ricordarlo esiste un rigoroso vincolo (su relazione del compianto Antonio Iannello di Italia nostra), apposto col decreto 4901999 del ministero dei Beni culturali. Il vincolo è stato voluto proprio per salvaguardare larea di Nisida anche dallimpatto terrificante dellindotto di massicce strutture in cemento armato. In conclusione le Assise di Palazzo Marigliano hanno ribadito lassoluta contrarietà alla realizzazione di un porto a Nisida-Coroglio-Bagnoli, ma è stata nel contempo denunciata la necessità dellimmediata revoca o comunque della non ulteriore autorizzazione dellattuale attracco illegittimo (perché non previsto dal Prg e dal Pua) delle barche a Nisida. Lautore è presidente di Italia nostra sezione di Napoli