Il sindaco Giustina Destro fa due telefonate: una al ministro dei Beni culturali, Giuliano Urbani e una al guardasigilli Roberto Castelli. Da entrambi riceve sorridenti assicurazioni sulla sorte del Castello Cararrese che Castelli ha inserito nel decreto dei beni da vendere per costruire nuove carceri: il complesso medievale potrà essere restaurato, come la città sogna, basta che il Comune se lo compri. E Giustina non ha incertezze: per questa spesa ci sono pronti i soldi della privatizzazione di Aps. Già all'annuncio dell'inserimento del Castello nel decreto del Ministro di Grazia e Giustizia che vuoi risolvere con il ricavato il problema del sovraffollamento carcerario, il sindaco aveva preso ferma posizione: «La procedura aveva detto prevede che sia sentito l'ente locale e in quel frangente salveremo il Castello». Giustina Destro non ha aspettato di essere sentita, si è fatta sentire e ora propone: prima ci compriamo il Castello e poi lo restauriamo. n deputato della Margherita Andrea Colasio che per il Castello si è battuto a colpi di interpellanze e interrogazioni marcando stretto Urbani e coinvolgendo i parlamentari padovani di tutti i colori nella causa della tutela di uno dei pezzi più pregiati del patrimonio cittadino, dichiara: «Il Castello è un bene della comunità padovana, proprietà acquisita in secoli di storia. Ora il sindaco lo vuole comprare con i soldi di Aps che sono soldi dei padovani e che, alla fine, serviranno per finanziare la costruzione di un carcere a Barletta. Non mi sembra un'idea felice. Giustina Destro, poi, non tiene conto che l'acquisto passa attraverso la valutazione dell'Ufficio Tecnico Erariale. Che prezzo fisserà per il Castello? C'è da aspettarsi una richiesta salatissima per un bene che già ci appartiene, n sindaco, poi, dimentica che il finanziamento di 4 milioni di euro non è un cadeau del ministro Urbani, non c'è niente sul Castello nella Finanziaria, ma viene da una legge presentata da me e sottoscritta da tutti i parlamentari padovani. L'unica strada possibile non è quella indicata dal sindaco, sta nella creazione di una fondazione in cui siano presenti il Comune, Cariparo, l'Università, il mondo imprenditoriale, ogni soggetto con compiti diversi: finanziamento, know-how, progettazione, ricerca archeologica e storica sul campo. Ma prima di tutto occorre che con il ministro Urbani si faccia recedere Castelli dalla sua decisione, togliendo il Castello Cararrese dal decreto di alienazione». Claudio Sinigaglia (Margherita): «Il sindaco accettando di comprare il bene, ha sposato la tesi di Castelli, vanificando tutto il lavoro fatto finora». Ivo Rossi: «Giustina ha fatto il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Con i suoi miracoli, questa taumaturga, forza le dimensioni del tempo e dello spazio. Per esempio nel giugno del 2002 aveva dichiarato: "Vi giuro che il metrotram sarà in servizio a dicembre del 2003". Ora, con i soldi della privatizzazione di Aps ha dichiarato che finanzierà le tre linee del Sir, che costruirà l'Auditorium, che investirà in Aps Mobilità, che pagherà le pendenze con le banche per la cartolarizzazione e che comprerà il castello Carrarese. I soldi di Aps sono come i chicchi di grano posti su ogni casella della scacchiera che raddoppiano all'infinito?» Iles Braghetto, consigliere regionale Udc: «Alienare il Castello significa anche rinunciare ad alcuni tangibili e precisi segni della volontà di restituire questo bene alla città: un milione di euro assegnategli dalla Fondazione Cassa di Risparmio e 4 milioni di euro assegnatigli con una legge nazionale».