La proposta di Cacciari e Miracco. Tra qualche giorno il nome VENEZIA -- Non più di dieci giorni fa il presidente delia Commissione Cultura alla Camera Pietro Folena a proposito di Biennale aveva detto: «Basta con i presidenti manager alla Bernabè, alla guida sarebbe meglio andasse un uomo di cultura». Ieri da Ca' Farsetti, dopo giorni di silenzio, ha ripreso in ma-no la questione il sindaco Massimo Cacciari. Che ha dichiarato: «Un presidente manager a me va bene. O comunque un uomo di cultura con capacità manageriali, che sappia anche di finanza. Come lo erano Baratta, Bernabè». A qualche giorno dall'ultima audizione della Commissione (quella riservata agli enti locali che si terrà mercoledì), la situazione per il rinnovo delle cariche sembra dunque complicarsi anche se, a giudicare dalle parole del sindaco, non è escluso (tutt'altro) che tra gli stessi enti locali e il ministro Rutelli si sia invece arrivati ad un accordo. Tanto che il nome di presidente e relativo direttore generale potrebbero arrivare addirittura entro la prossima settimana. «Me Io auguro vivamente dice Franco Miracco, consigliere in quota Regione . Ora però non è il momento di sbilanciarsi su nomi e cognomi. L'identikit? Sono d'accordo con il sindaco Cacciari. Tra i due (presidente e direttore generale, ndr) l'uomo di più alta cultura deve essere senza dubbio il secondo». Il presidente della provincia Davide Zoggia nel frattempo sorride; «Un manager? Ma non c'era già? Battute a parte prosegue penso che le linee tracciate da Rutelli siano giuste e, al di là dei nomi, al vertice dell'ente ci deve andare una persona che ami per davvero la Biennale e che sia in grado di dare vita ad una completa progettualità». A sentire queste opinioni, di certo non gettate a casaccio, il quadro per la successione a Croff potrebbe cambiare ancora e a sedere dietro la scrivania presidenziale non esserci più ii regista cinematografico e teatrale Giorgio Ferrara le cui qualità manageriali sono senz'alti» un gradino al di sotto di quelle intellettuali in senso stretto, A salire invece il presidente uscente della Triennale di Milano Davide Rampello in veste di presidente (appoggiato dagli enti locali) e il direttore generale per il cinema Gaetano Blandirli (voluto fortemente da Rutelli e sul quale Comune, Regione Provincia sarebbero disposti a chiudere un occhio) come direttore generale. Su quest'ultima figura sembra voler puntare molto Franco Miracco per il futuro della Biennale: «Dobbiamo tornare agli anni Sessanta e Settanta, quando il ruolo dì direttore generale era il vero cuore dell'ente. Penso a uomini come Antonio Fradeletto, grandi organizzatori ma al tempo stesso raffinatissimi intellettuali racconta Miracco , il presidente più che dialogare con i direttori di settore deve essere in grado di amministrare l'intera macchina. Un manager, insomrna». Al di là dei nomi, ieri Cac-ciari (che mercoledì a differenza di Zoggia e Miracco non potrà essere a Roma) «interessa più di tutto la linea strategica». Cioè? «Che sì valorizzi l'interdisciplìnarietà, il rapporto tra le direzioni e il rapporto con la città. Occorre puntare su attività permanenti ribadisce il sindaco che siano presenti a Venezia tutto l'anno, mentre vaiino ealendarizzatì per bene gii eventi, spostando alcune rassegne anche nel periodo invernale. Perché ormai qui a Venezia, basta un ponte festivo e c'è l'assalto dei turisti. Dunque non si devono sovrapporre gli eventi». Tutte impostazioni strategiche che, a detta di Cacciari, la presidenza Croff non ha messo in atto: «Si sono limitati a fare le mostre». Per aumentare la stanzialità della Biennale e il suo rapporto con la città, il sindaco propone che i futuri direttori siano vincolati a risiedere in laguna: «Dovrebbero firmare una carta perché abitino stabilmente qui, deve esserci una presenza permanente dei direttori».