Interviene il ministro dopo il nuovo raid compiuto negli Scavi TUTTO ciò che riguarda " I Pompei non ha niente a che vedere con una questione locale. Va affrontato nella consapevolezza che si tratta di un grande tema nazionale. E chi a Pompei lavora duro per difendere uno straordinario patrimonio culturale deve avvertire che non è solo, che lo Stato farà la sua parte». Così il ministro per i Beni culturali Giuliano Urbani apre il summit in cui ieri è stato messo a punto il piano per fronteggiare l'emergenza che l'ennesimo furto avvenuto qualche giorno fa negli Scavi ha drammaticamente evidenziato. E intanto a Pompei saranno da lunedì il capo di gabinetto del ministero Raffaele Squitìeri e il vicecomandante del Nucleo dei carabinieri per la tutela del patrimonio artistico, Pastore. Certo, si tratta di capire quello che è successo tra le rovine della città perduta che, dal Grand Tour in poi, è uno dei poli del turismo culturale mondiale. Il ministro Urbani è deciso a spianare una volta per tutte gli ostacoli che ancora si frappongono a piani d'intervento talvolta (purtroppo) esistenti da tempo: «A cominciare spiega dalla realizzazione del servizio di telesorveglianza dell'area degli Schiavi. Finalmente è disponibile un progetto esecutivo, finora arenatesi tra vari intoppi burocratici. E c'è la possibilità di utilizzare fondi europei anche per mettere in cantiere da subito una nuova recinzione». E mentre a Pompei i rappresentanti sindacali annunciano proprio per lunedì una chiusura del complesso archeologico fino alle 10,30 per protestare contro quella che definiscono una sorta di criminalizzazione della categoria, il ministro Urbani si dice pronto «ad affrontare al fianco di Lombardi e di Guzzo il nodo dei turni di sorveglianza». Nessun riferimento nel corso della riunione all'ipotesi di ricorrere ad un servizio di controllo esterno: l'ipotesi, insomma, non è sul tappeto.