MAROSTICA Guglielmo Monti "boccia" il rifacimento della facciata del castello: «Occorreva più prudenza» «Quando si esagera con le nuove realizzazioni accanto all'originale, il risultato è falso» Marostica Con Guglielmo Monti, soprintendente ai beni architettonici e al paesaggio del Veneto Orientale e ad interim del Veneto Occidentale, parliamo di restauri e degli interventi sulle mura di Marostica. «Io sono contrario al rifacimento all'antica - premette Monti - perché, fra l'altro, ci mancano le maestranze giuste per farlo. Oggi siamo pieni di normative che non c'erano una volta. Un esempio famoso è la Fenice. Lì c'era una presenza enorme di condizioni di funzionamento del teatro che non esistevano prima, che hanno forzato un organismo non adatto per quel tipo di funzioni. Oggi abbiamo inoltre un'esigenza di gusto, dettato probabilmente dalla abitudine alla pubblicità, anche là dove il restauro è corretto e non c'è rifacimento. Si tende sempre a forzare i toni e rendere più pubblicitario l'intervento, si tende alla spettacolarità e alla scenografia» A Marostica non si è proceduto al restauro secondo il classico metodo Brandi ma a un vero e proprio rifacimento. «Quello di Brandi non è un metodo. È una delle pochissime teorie del restauro con un fondamento coerente. Il superamento della teoria Brandi sarebbe dovuta a una maggior confidenza con le forme antiche. Il post-moderno ha diffuso una falsa verità e ci ha detto che l'uomo moderno non ha più alcun divieto a imitare le forme antiche. Ma se si va oltre, il rifacimento dell'antico diventa terribilmente falso. In generale, il risultato sono la menzogna e l'inganno nel senso di far sembrare risibilmente, perché non ci si riesce mai, originale ciò che è moderno e ingannare così il pubblico meno preparato». E il restauro del castello e delle mura di Marostica? «Lo trovo molto incoerente anche se non l'ho seguito direttamente: sono stato alla Soprintendenza di Verona solo pochi mesi e ho avuto uno scambio di vedute col sindaco. Mi è parso però all'inizio che la strada intrapresa fosse irta di difficoltà, ma sostanzialmente di indirizzo corretto: cioè restaurare le mura e proporne un rinforzo e una cura che garantissero una durata maggiore alle finiture che esistevano, evitando di farne di nuove, per non confondere l'antico con il nuovo. Il criterio concordato era di non rifare le cose antiche per non avvilire poi gli originali. Se ho tre merli antichi e gli faccio vicino tre merli che una volta ripuliti possono sembrare simili agli antichi finisco con l'avvilire gli originali. In ogni caso mi immetto in un problema senza soluzione. Perché se sembrano troppo simili agli antichi ingannano l'autenticità degli originali, se non lo sembrano l'operazione è fallita perché hanno la pretesa di sembrare antichi senza esserlo. All'inizio l'indirizzo mi sembrava corretto. Poi sorprendentemente ho visto questo rifacimento della facciata anteriore e mi è sembrato completamente fuori tono con il resto. Perché se si rifanno con tanta precisione alcuni merli è chiaro che gli altri due tipi di intervento metodologicamente più corretti che lasciano il primo i merli con le loro offese del tempo, oppure il secondo che li riprende in forma semplificata per farli durare più a lungo, sembrano interventi approssimativi. Un intervento perfettamente finito e completamente nuovo mette in crisi gli altri. Comunque sia direi che si tratta di un grosso errore. Noi una cosa di questo genere l'abbiamo permessa in una sola circostanza a Treviso e devo dire la verità che non sono contento di averlo permesso...». Cosa è successo a Treviso? «Ho concesso di rifarne un pezzo per mostrare ai ragazzi come era fatto il muro di Fra' Giocondo, per farne un campione didattico. Questo intervento è sempre pericoloso perché succede che dopo non sai più dove ti devi fermare. Ti accorgi che non stanno bene con il resto e allora ti viene voglia di farne di più. E infatti l'architetto ne ha fatto tre volte tanti. Con un risultato finale non molto soddisfacente». Come a Marostica? «Il caso di Marostica, l'ho detto anche al sindaco, è un caso fortunato visto che le mura sono abbastanza ben tenute e si poteva avere un atteggiamento scrupolosamente filologico perché, a differenza di Cittadella, non ci sono buchi o pezzi mancanti o crolli improvvisi che giustificassero interventi diversi. Si poteva avere un atteggiamento molto prudente. Purtroppo è scappata fuori questa cosa che, devo dire, ha stupito anche noi». Gianni Giolo
VENETO - MAROSTICA Il Soprintendente: Che errore sulle mura
Il soprintendente ai beni architettonici e al paesaggio del Veneto Orientale e ad interim del Veneto Occidentale, Guglielmo Monti, è contrario al rifacimento della facciata del castello di Marostica. Secondo Monti, il rifacimento è falso e inganna il pubblico. Ha espresso le sue preoccupazioni con il sindaco di Marostica. Monti sostiene che il rifacimento è stato fatto senza prudenza e senza una comprensione adeguata delle normative e delle tecniche del restauro. Ha anche espresso preoccupazioni sul fatto che il rifacimento sia stato fatto con un atteglio di spettacolarità e pubblicità.
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