-------------------------------------------------------------------------------- Lesortazione di Pasquale Belfiore a «rimettere le mani sulla città» (la Repubblica-Napoli del 30 ottobre) merita alcune considerazioni nel merito, per le notevoli implicazioni dello scritto e per il prestigio dellautore. Nei limiti consentiti a un intervento sulla cronaca cittadina del quotidiano, il collega individua lesigenza di un intervento non dilazionabile sul centro storico della città, alla luce delle risorse finanziarie disponibili (200 milioni di euro), mentre boccia con decisione ogni possibile eventualità di dirottare questi fondi sulla zona orientale o sulla zona occidentale (Bagnoli-Coroglio) per via della dimensione «utopica» degli indirizzi urbanistici nella prima zona, e delle presunte incertezze decisionali e procedurali nella seconda. Come tutti i napoletani che si interessano a ciò che accade in città, sono al corrente della convenzione firmata dalla Regione Campania, il ministero per i beni e le attività culturali, il Comune di Napoli e lArcidiocesi di Napoli. Si tratta di una importante e qualificata iniziativa che ha appunto come scopo il restauro e la riqualificazione del centro storico, e non di altre zone della città. Tale iniziativa non è in contrasto o in alternativa con le altre numerose iniziative che si sono prese e si stanno prendendo in riferimento alle zone orientale e occidentale della città. Nella prima sono state già da tempo programmate e talora avviate iniziative di grande respiro architettonico e urbanistico, con la realizzazione di importanti infrastrutture e opere civili, congiuntamente alla progettazione ed esecuzione di piani di recupero urbano nelle zone più degradate. Nella seconda, pur tra grandi difficoltà dovute ai noti problemi di bonifica ambientale e di tutela del paesaggio, sono state avviate e approvate quasi tutte le progettazioni del grande parco urbano, del parco dello sport, delle grandi infrastrutture, delle porte del parco, del Turtle Point e altre sono in cantiere. Per ognuna di queste sono state individuate e reperite le risorse finanziarie, e i pur difficili problemi di liquidità e bilancio del Comune di Napoli non sembrano influire sullandamento dei processi in atto. Credo che alla giusta denuncia dei limiti e dei ritardi debba sempre accompagnarsi il riconoscimento anche degli avanzamenti e dei meriti, altrimenti non riusciremo a superare il clima di sfiducia e di generale depressione che sembra un dato caratterizzante e permanente della realtà napoletana. Non si vince il declino con i giudizi sommari, senza entrare nel merito e senza valutare appieno le condizioni in cui si è costretti a operare. Questo vale anzitutto per ciò che attiene il centro storico. Altrimenti si corre il rischio di invitare a «rimettere le mani sulla città» in assenza di regole certe, con il rischio di commettere errori ben più gravi di quelli che Belfiore sembra individuare in piani e progetti ormai defunti, come il Regno del possibile. Alla luce delle esperienze sin qui effettuate, credo che loccasione della disponibilità di nuove risorse vada affrontata in più direzioni. In primis, è necessario considerare che larea storica della città non può essere enucleata dallinsieme del suo contesto urbano e territoriale, ragion per cui è necessario avviare una riorganizzazione funzionale mediante lo spostamento in altre zone della città delle attività pubbliche e private che determinano grandi impatti di traffico veicolare, in modo da poter pedonalizzare aree sempre più ampie della città antica, vero e proprio monumento dellumanità. In secondo luogo è necessario portare avanti i lavori per la realizzazione delle nuove linee della metropolitana, insieme alla costruzione di parcheggi, laddove possibile. Infine occorre definire e costruire il quadro globale entro cui ordinare gli interventi sul patrimonio architettonico e urbano, superando - e qui sono daccordo in linea di massima con Belfiore - la logica ormai anacronistica dei piani "disegnati", ovvero del tutto estranei alla realtà socio-economica e culturale che presumono di disciplinare e risolti in rigide zonizzazioni e prescrizioni di carattere tipologico-operativo, del tipo: restauro, ripristino, ristrutturazione, demolizione senza ricostruzione. Tuttavia la questione non è affatto semplice e merita la dovuta attenzione. Prospettive interessanti al riguardo sono oggi offerte dalle radicali innovazioni nel modo di intendere e praticare la politica di piano, che ormai da tempo ha preso corpo in una serie di disposizioni di legge strutturate su forme, procedure e strumenti di intervento che richiedono un maggiore sforzo in termini di coinvolgimento delle risorse finanziarie pubbliche e private. Non è infatti credibile che 200 milioni siano sufficienti al restauro di una città storica così grande, per cui è importante predisporre sin dora il quadro di norme e di regole entro cui sarà possibile e investire e operare nel centro storico di Napoli. Al fine di snellire le procedure attuative, è certamente necessario procedere a innovazioni di carattere amministrativo, volte a superare le carenze e la rigidità dellattuale sistema di pianificazione e governo del territorio. Collocandosi allinterno delle polarità fra il piano urbanistico tradizionale, il programma economico e il progetto propriamente edilizio, queste nuove disposizioni saranno certamente in grado di rispondere alle esigenze di riqualificazione delle città, soprattutto delle aree a valore storico. La presenza di una persona competente in materia di urbanistica e diritto amministrativo come lassessore Laudadio rende tale prospettiva più che credibile. Un importante aspetto della nuova politica di piano per il centro storico va individuata nel superamento dellapproccio settoriale. Attraverso i nuovi strumenti disponibili, la mano amministrativa può attuare il proprio intervento in maniera più complessa e completa, mirando alla ricomposizione delle diverse sfere dinteresse pubblico e alla loro integrazione con quelle dinteresse privato. Accanto allazione urbanistica e alla sinergia con la competente Soprintendenza debbono trovare pari importanza temi finora separati come le politiche di welfare, la formazione professionale, lo start-up dimpresa, le relazioni tra cittadini. È importante che lAmministrazione comunale faccia discendere le proprie scelte in conformità a linee strategiche e obiettivi e in rapporto a linee di intervento concrete, individuabili con lo strumento del Pit. Per acquistare maggiore efficacia questo strumento deve essere "concentrato", nel senso di riferirsi a specifici luoghi per lo sviluppo (distretti, città giacimenti culturali) e deve assimilare la propria strategia operativa a pacchetti di azioni (una filiera, un cluster, un settore, un territorio) al fine di evitare gli interventi a pioggia. Lintento principale del Pit è quello di contribuire a creare le condizioni per una integrazione organica fra beni e attività, valori culturali e valori economici. In tale prospettiva, molta importanza va attribuita alla interrelazione fra le attività produttive e la riqualificazione dellambiente urbano, investendo altre componenti del tratto urbano considerato e attivando processi in grado di esercitare la propria influenza sia in contesti immediatamente limitrofi che in ambiti più esterni. Ne consegue la indispensabilità e urgenza di affrontare il tema del centro storico urbano di Napoli dal punto di vista non di una negazione del suo carattere museale, ma dal punto di vista di una nuova concezione del museo, moderna e dinamica, che si propone di far partecipe il visitatore e con lui i principali attori del processo evolutivo in atto. Un processo che concepisce latteggiamento nei confronti del patrimonio del passato non come un culto passivo e inerte di reliquie intoccabili; né come lautorizzazione arrogante e incivile al loro uso e alla loro manipolazione-cancellazione per consumo e speculazione. Ma come loccasione irripetibile di una attività di riordino-conoscenza-tutela-conservazione-valorizzazione fondata sulla interrelazione fra attività produttive e riqualificazione del sistema siti-manufatti a esse corrispondente. Con tutti i benefici che ciò comporta in termini di effetti indotti e diffusione di una nuova qualità della vita. Ciò è possibile assumendo lintero centro storico come sistema, ovvero come totalità strutturata in grado di trasformarsi e autoregolarsi in virtù dei parametri interni al sistema stesso (risorse-attività relative alle risorse). In tale ottica il programma attivato ha come oggetto un complesso di azioni coordinate miranti alla creazione di una rete di sinergie economiche e culturali, connessa e legata alla riqualificazione dei singoli monumenti e dellambiente urbano.