Era nella «sua» Linz che Adolf Hitler voleva realizzare il «Museo del Führer», quello che - ne era certo -sarebbe stato «il museo più bello del mondo». Per questo aveva ordinato all'esercito nazista di sequestrare in Europa in modo sistematico ì quadri, le statue e qualsivoglia altra opera d'arte l'esercito incontrasse sul suo cammino. Una ulteriore prova storica che questo era il vero disegno di Hitler viene dall'Archivio di Stato Usa. A Washington l'archivista Allen Weinsten, e il presidente della Monuments Men Foundation for the Preservation of Arts, Robert Edsel, hanno presentato quella che hanno definito «una delle più importanti scoperte dal processo di Norimberga ad oggi»: due cataloghi inediti di Hitler. I due album fanno parte della serie di altri 39 volumi trovati nel maggio del 1945 dai soldati americani nella camera da letto del Fuhrer nel castello di Neuschwanstein. All'Archivio americano ne è stata affidata la custodia fin dai tempi di Norimberga, ma è opinione condivisa dagli storici di tutto il mondo che di questi volumi ne esistano più di un centinaio. Secondo quanto riferito ieri dai National Archives, subito dopo l'occupazione della Francia nel 1940 l'esercito tedesco concentrò le confische di opere d'arte soprattutto sulle collezioni delle ricche famiglie ebree, come i Rothschilds, Alphonse Kann, Veil-Picards. Stando ai documenti ufficiali del 1944 dell'organismo nazista predisposto alle confische (ERR), gli oggetti d'arte sequestrati in Francia furono esattamente 21.903, provenienti da 203 collezioni. Dai documenti risulta che 5.009 «pezzi» erano stati confiscati dalle collezioni Rothschilds, 2,687 dalla David-Weill collection, 1.202 dalla collezione di Alphonse Kann. Il primo trasporto di opere da Parigi verso la Germania richiese qualcosa come trenta vagoni, nei quali furono per lo più caricati dipinti. Tra questi, 53 erano destinati alla diretta attenzione di Hitler. Uno di essi, proveniente dalla collezione di Edouard Rotschild, era «L'astronomo» di Vermeer. I due volumi recuperati dalla Fondazione Usa e donati all'Archivio di Stato «affinchè possano essere consultati dagli storici di tutto il mondo» sono il 6 e l'8 della serie voluta da Hitler, che dovrebbe appunto comprenderne un centinaio. Era stato infatti il Fuhrer in persona a volere che le opere confiscate fossero scrupolosamente catalogate. Secondo gli storici, questi volumi sono la prova che da parte dei nazisti le confische erano «premeditate e sistematiche». Per questo rappresentano per gli studiosi del nazismo la più importante scoperta storica dal processo di Norimberga ad oggi.