Mosaici romani in piazza Sordello. Missione romana compiuta, ma a metà. L'incontro fra la delegazione comunale mantovana e il direttore generale per i beni archeologici del ministero, Stefano De Caro, ha messo in chiaro due cose: ha confermato il valore artistico e storico del ritrovamento della domus di età imperiale e l'impegno del dicastero a promuovere l'allargamento degli scavi; ha rinviato a chissà quando il nodo degli euro. Di soldi non ce ne sono. «Dal confronto siamo usciti rafforzati - spiega il vice sindaco assessore alla cultura Paolo Gianolio - e la decisione di proseguire è presa, ineluttabile». Il denaro? «Siamo nella necessità di agire in autonomia, almeno per questo primo momento. La partita dobbiamo giocarcela noi». L'incontro è avvenuto mercoledì. Della missione guidata da Gianolio hanno fatto parte l'assessore ai lavori pubblici Luciano Battù con la dirigente Paola Menabò e il portavoce del sindaco Patrizia Soldi. Erano partiti con le più buone e logiche intenzioni. La scoperta dei mosaici (di alta qualità) e quindi della domus nell'area di piazza Sordello confermano l'esistenza archeologica della città romana. Gli scavi in una piazza tanto storica, di conseguenza, dovrebbero essere laboratorio, cantiere e museo vivo di importanza nazionale. Da questi concetti la necessità di coinvolgere il ministero dei beni culturali per un chiarimento prioritario su competenze, vincoli, autorizzazioni. E poi i soldi. L'impresa è colossale e Roma va chiamata in causa. Al suo ritorno dalla missione Gianolio ha definito "buono" il risultato. Il giudizio del capo del settore che tutela il patrimonio archeologico nazionale è stato lusinghiero. I mantovani gli hanno mostrato foto e relazioni: confermato il valore del ritrovamento, rilevante da un punto di vista artistico e storico. Ma su una partecipazione economica - fondamentale - il ministero non si è sbilanciato. Gianolio sembra dire: cari concittadini rimbocchiamoci le maniche. E ancora il vice sindaco -che dopo il viaggio nella capitale immagina un percorso burocratico liscio come l'olio - è più motivato di prima. Dice di immaginare il proseguimento dello scavo in direzione nord ed oyest, di escludere dei sondaggi qui e là nella piazza, perché potrebbero portare su piste sbagliate o non indovinare le strutture romane. «Che sia chiaro. Non ho nessuna intenzione di staccare e portare altrove i mosaici. La Mantova romana sarà un museo all'aperto».