Dopo lincidente di giovedì sera, il Comune annuncia che il piano dei restauri è in via di definizione. Ma molti tratti sono in mano ai privati -------------------------------------------------------------------------------- Nessun operaio è venuto a puntellare i bordi slabbrati della ferita inferta nelle Mura Aureliane dal crollo di giovedì sera sul tratto di viale Pretoriano, alle spalle di San Lorenzo. È dal 2001 che i 19 chilometri di cinta muraria, il grande malato di Roma, un cordone di pietre antiche e rinascimentali che stanno in piedi per miracolo, perde i pezzi un sasso alla volta, in uno stillicidio di crolli (grandi e piccoli) cui il Comune ha fatto fronte con interventi di restauro costosissimi. Ma per mettere in sicurezza tutto il perimetro e farne finalmente un belvedere percorribile sulla Città Eterna, ci vorrebbe qualcosa come 100 milioni di euro, stimano i funzionari del Comune. Invece... Subito dopo lo smottamento dellaltra sera di una parte della fodera cinquecentesca in blocchetti di tufo, la sovraintendenza ai Beni culturali del Comune ha telefonato allufficio Edilizia monumentale per far mandare, lindomani mattina, una squadra che, già realizzata dai vigili del fuoco la recinzione per tenere lontani dal pericolo passanti e senza tetto, puntellasse la superficie adiacente al crollo: una parete pericolante, poiché parzialmente staccata dal nocciolo interno (le vere Mura Aureliane, rimaste intatte) costruito dal 270 al 273 d. C. Ma al funzionario hanno risposto che cè il ponte dei morti, che nessuna ditta è disponibile, che «verremo forse lunedì». Il sovraintendente, larcheologo Eugenio La Rocca, ha annunciato che il tratto dove è avvenuto il cedimento, tra via dei Frentani e via dei Ramni, era sotto osservazione da tempo e che, «prevedibilmente a primavera», partiranno i lavori di restauro: il progetto «è in corso di elaborazione» e i fondi, due milioni di euro, sono garantiti dalla legge Roma Capitale. Dopo il crollo del 2001, in tutto simile, tra porta San Sebastiano e il Bastione Ardeatino, il Campidoglio stanziò 10 milioni di euro per la ricostruzione di quel tratto, portata a termine lanno scorso, e di altre parti pericolanti. Lassessore alla Cultura, Silvio Di Francia, assicura che, «pur non potendo disporre di somme così alte per restaurare tutto e subito, in ogni bilancio verrà disposto un finanziamento sostanzioso, e non più episodico, per il consolidamento delle mura». Dopo il risanamento della torre Asinaria e del tratto a San Giovanni, nuovi cantieri di restauro sono in corso, o stanno per aprire, intorno a Porta Metronia, a Porta Maggiore e lungo il Muro Torto. Gli interventi riguardano un corpo murario disperatamente disomogeneo. Ad andare in polvere è, infatti, sempre la foderatura fatta ai tempi di Sisto V (1585-90): la cortina in blocchetti di tufo, che fa da camicia alla struttura aureliana, fu solo appoggiata, e non assicurata, alla parete antica. E poi cè il problema dei privati che ancora occupano tratti della cinta. Secondo La Rocca, il disastro dellaltra sera si deve anche, se non soprattutto, al giardino pensile che i proprietari della settecentesca villa Dominici, già Gentili, hanno creato sul camminamento che porta alle loro abitazioni, impiantandovi nella terra alberi da frutto che hanno favorito le infiltrazioni dacqua tra muro romano e fodera papalina; «la loro concessione scade nel 2013, certo non gli sarà rinnovata» dice Di Francia. Gli eredi di Dominici - che accusano il Comune di «non avere fatto nulla per la manutenzione esterna, estirpando, ad esempio, le gigantesche piante di capperi» - non sono gli unici inquilini. Nonostante gli sfratti eseguiti, tratti di cinta sono abitate ancora da privati: lAccademia di Francia a villa Medici e lambasciata inglese a Porta Pia, privati al Campo Boario e a via Campania. E nel Bastione San Gallo ha il suo atelier uno scultore.