Esempi di archelogia industriale restaurati di recente e in piena attività. I mercati genovesi L'archeologia industriale, il porto in particolare, entra di diritto tra i percorsi turistici, insieme ai mercati, alle funicolari e agli ascensori. La Regione e l'Università di Genova hanno prodotto una serie di schede su queste mete cittadine: fanno parte di una ricerca interregionale, (Lombardia Emilia e Liguria) che verrà presentata il 6 novembre alla Triennale di Milano. Archeologia portuale ma anche e soprattutto mercati e funicolari. Strutture interessantissime tuttora perfettamente funzionanti, anche se risalgono ai primi del Novecento. Del porto antico e della sua attrattiva, derivata anche da una sapiente convivenza di antichi monumenti della fatica umana e del lavoro con il divertimento intelligente, conosciamo quasi tutto. E conosceremo ancora di più quando queste schede approderanno, a breve, su Internet. Con mercati e funicolari, che l'architettura moderna urbana produsse oltre cento anni fa, c'è familiarità; quasi compagni di vita vissuta, sono i nostri mezzi di trasporto, le nostre mete di approvvigionamento. Guardarli con altri occhi vuoi dire pro-porli a una diversa ribalta che non sia la quotidianità. Sara de Maestri - responsabile del Laboratorio di Archeologia industriale del Dicat, facoltà di Ingegneria dell'Università di Genova che ha lavorato a questi inusuali percorsi turistici insieme all'architetto Rita Vecchiottini e all'Apai, Associazione patrimonio archeologico industriale - racconta che si tratta in generale di ottima architettura razionalista come il mercato di Pegli o il mercato del pesce di piazza Raibetta: con le facciate in mattoni speciali e con decorazioni in pietra da taglio, la grande vetrata a tutta altezza. Annota l'utilizzo del ferro per la rapidità di montaggio, la leggerezza e la facilità di esecuzione. Ricorda che i primi tre mercati sono del 1921 e uno, quello dello Statuto, davanti al Museo Galata, è da poco ristrutturato e mantiene intatto l'aspetto solido ed elegante. E se Palermo ha la Vucciria, con i suoi panini con la milza calda e le panelle, Genova ha l'Orientale e non teme confronti. Per l'atmosfera- le voci, i colori, l'esposizione dei prodotti e la ricchezza della scelta - e per l'estetica: il degrado sta un po' troppo avanzando ma restano i segni del liberty soprattutto nella parte sopraelevata che da trasparenza attraverso le vetrate, le colonne binate marmoree che delimitavano uno spazio centrale per il passaggio dei carri, gallerie e porticati che si integravano con il chiostro preesistente della vicina chiesa della Consolazione. Siamo ai primi del Novecento, l'Orientale è la prima costruzione interamente in cemento armato secondo il sistema Hennebique. «La stampa dell'epoca giudica la struttura, per la sua bellezza, più adatta a intrattenimenti mondani piuttosto che a mercato degli erbaggi», osserva la De Maestri. Oggi può apparire più fatiscente e meno sontuosa, ma chi ha modo di conoscerla non la dimentica. Anche perché le bancarelle sono provocanti. Alcune lussuosamente acconciate. Dalle cassette di granaglie, pinoli, spezie, pomodori secchi, ai tappeti di basilico, dai cesti di funghi alle bacheche di vini liguri, dalle formagge della val d'Aveto a focacce e focaccette, fino al freschissimo pesce. Quanto agli ascensori e alle funicolari, gli esperti si soffermano sulla tecnica, ma non possiamo dimenticare i poeti, che raccontavano come si sentissero trasportati in Paradiso. Giorgio Caproni si rivolgeva così alla "mia città dagli amori salita"... Per chi vuole raggiungere il Righi (passeggiate, trattorie, l'osservatorio astronomico, i forti), ecco la funicolare che parte dalla Zecca costruita nel 1895; per chi vuoi vedere un bel panorama e visitare l'antica chiesa di Granarolo con il Paciugo e la Paciuga, personaggi della tradizione genovese, c'è la ferrovia a cremagliera costruita sempre nel 1895. Cremagliera viene dal greco antico Kremaster e sta ad indicare ciò che tiene sollevato. Utilizzata in genere su linee con forti pendenze è un sistema di via ferrata dotato di una terza rotaia su cui ingranano i denti di una ruota applicata alla vettura. Altri due punti turistici di grande effetto sono spianata Castelletto che si apre agli occhi stupefatti di chi scende dall'ascensore del 1909 (di una eleganza intoccata), anche se non c'è più il caffè sulla terrazza di copertura dell'impianto. Lele Luzzati, lo splendido scenografo genovese morto un anno fa, abitava da sempre in un palazzo vicino all'ascensore. Diceva che per lui era come entrare ogni volta in una favola. Infine chi vuole raggiungere Castello d'Albertis, Museo delle culture del mondo, utilizzi partendo da Principe quel gioiello che è l'ascensore-funicolare di Montegalletto. Questa integrazione è stata realizzata per la prima volta in Europa e per questo l'impianto è osservato con molto interesse da esperti di ogni dove. È alta tecnologia, ma anche recupero e abbinamento di due mezzi di trasporto tipicamente genovesi. Ritorniamo al Porto antico. Che è "non solo Acquario". Dicono i relatori delle schede turistiche che un itinerario unico per storia, bellezza naturale e interesse architettonico è offerto dal percorso che si snoda dalla punta di Calata Gadda ai Magazzini del Cotone fino a porta Siberia, passando accanto agli ormeggi delle imbarcazioni da diporto sotto le strutture aeree di Susumo Shingu, per raggiungere il cuore del waterfront. Là dove c'è il Bigo, complesso sistema di cavi, alberi e pennoni, ispirato alle grandi strutture delle navi da carico che da un lato sostiene l'ascensore panoramico e dall'altro la tensostruttura di copertura della Piazza delle Feste. Che nel periodo invernale si trasforma in pista per il pattinaggio.