La struttura si affaccia sul rio Sardorella ed è alta sedici metri. Il progetto prevede comunque che sia mimetizzata La gente di Manesseno lo ha già ribattezzato l'ecomostro: un capannone di 2.000 metri quadrati, alto 16 metri, che l'impresa Cei sta costruendo sulla sponda sinistra del rio Sardorella, affluente del Secca, proprio di fronte alla frazione del comune di Sant'Olcese. Il mastodonte in cemento grigio (ma il progetto prevede sia "mimetizzato" con il verdissimo paesaggio circostante attraverso l'uso di speciali tinte e la messa a dimora di molti alberi) ospiterà le enormi celle frigo della "Ligabue", società di catering navale che, dopo essere stata sfrattata dalla sede in porto, ha deciso di concentrare a Manesseno tutta l'attività, anche quella svolta dalla casa madre di Venezia. L'operazione, portata avanti dalla società "Sardorella" che l'ha a sua volta rilevata dal gruppo Melograno, sarà completata dalla costruzione di altri due lotti. Per un totale di 30 mila metri quadrati di superfice e 24 mila metri cubi di strutture produttive. Tra le attività che metteranno radici a Manesseno, con grave disappunto della popolazione locale, ci sono anche una ditta che commercia all'ingrosso capi d'abbigliamento, una falegnameria e un'azienda produttrice di impianti per il lavaggio delle auto. «In un colpo solo e in assoluto silenzio, hanno stravolto quello che era un bellissimo paesino rurale con una spaventosa colata di cemento», accusa Claudio Di Tursi, tecnico della polizia e portavoce del comitato contrario alla lottizzazione. Che avviene nel comune di Genova ma crea un impatto visivamente devastante a chi vive, sulla sponda opposta del rivo, nel territorio di Sant'Olcese. «Assurdo, comunque, che nessuno ci abbia interpellati su un progetto che cambierà radicalmente, e in peggio, la vita di almeno un migliaio di persone», incalza Di Tursi. Sulla questione si sono svolte già due assemblee pubbliche, molto movimentate. Ci sarebbe anche un problema di sicurezza: «Quella che una volta era una piana verde, è indicata nel Piano di bacino della Provincia come area a rischio esondazione - continua Di Tursi -. In pratica quella è la valvola di sfogo che, in caso di piena, consentirebbe di salvare il paese. Ora, invece, per proteggere i capannoni è stato realizzato un argine in cemento armato molto più alto di quello in sponda destra. Così, se il fiume straripa, invade Manesseno». Il sindaco di Sant'Olcese, Angelo Cassissa, prova a smorzare i toni: «Non credo ci siano rischi, visto che il Comune di Genova e la Provincia hanno rilasciato tutte le autorizzazioni neces-sarie». Ma, poi, ammette: «L'impatto ambientale dell'operazione ex Melograno sul nostro territorio è notevole. Avremmo preferito non si facesse. Ma, dal momento che si deve fare, anche per salvare l'attività di alcune aziende, cercheremo di ottenere qualche contropartita per Sant'Olcese». La principale è un nuovo by pass stradale, in sponda sinistra del Sardorella, che permetterà di tagliare fuori dal traffico di passaggio l'abitato di Manesseno. «D'altronde le ruspe non si potevano fermare - ricorda il sindaco - perché la società Melograno aveva ottenuto il diritto a costruire in virtù di una sentenza del Consiglio di Stato». In precedenza, invece, l'opera era stata bloccata dalla Soprintendenza per ragioni paesaggistiche e per la presenza di una dimora storica, Villa Cambiaso, sopra la futura piana dei capannoni.
Manesseno (GE), proteste per il capannone-mostro
Il comune di Sant'Olcese, in provincia di Genova, sta subendo una grave lottizzazione. La società Melograno ha costruito un capannone di 2.000 metri quadrati, alto 16 metri, sulla sponda sinistra del rio Sardorella, che affluisce nel Secca. Il progetto prevede la costruzione di altri due lotti, per un totale di 30 mila metri quadrati di superficie e 24 mila metri cubi di strutture produttive. La popolazione locale è contraria all'opera, che ha stravolto il paesaggio rurale.
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