TARCENTOI fondi regionali grazie alla legge per il rcupero dei castelli. L'interesse per la zona grazie all'Associazione naturalistica Tarcento Da anni le campagne di scavo portare avanti dalla Società friulana di archeologia, dall'Università di Udine e da quella di Trieste - senza dimenticare le iniziative private dei Comuni affidate a staff di professionisti di Milano e Venezia - sono riuscite a portare in luce, in molti siti della provincia di Udine, antichi reperti e strutture fortificate medioevali e romane. Tarcento, però, pur ricca di storia, come attestano fondi scritte e memorie orali, non è mai entrata nei circuiti di indagine del sottosuolo. A accezione dell'iniziativa promossa della Pieve di San Pietro Apostolo, sorretta finanziariamente anche della stessa popolazione con un fondo specifico a offerta, che ha restituito alla comunità della conca le sette chiese sotto il pavimento del duomo, su iniziativa dell'arciprete, monsignor Duilio Corgnali. Oggi, finalmente, a questo importante prologo si potrà aggiungere un nuovo capitolo. Lo rende possibile un recente finanziamento erogato dalla Regione pari a circa 100mila euro stanziato in base alla legge sul recupero dei castelli. Destinatario della somma è proprio un maniero, quello più noto come Castellaccio, suggestivo scenario della festa epifanica dei fuochi dei 6 gennaio. «Il contributo - spiega il consigliere regionale Giorgio Baiutti, da sempre attendo al recupero e alla valorizzazione della storia friulana - servirà per avviare alcune indagini archeologiche nel complesso castellano di Coja». Nella valutazione del sito, infatti, non va considerato unicamente il Cjstjelat, ma anche ciò che resta degli altri due manieri, oggi praticamente invisibile. Un'operazione non facile: basti pensare che una porzione delle antiche fondazioni, quella più a nord, in cima al borgo collinare, è stata impiegata in passato per l'installazione degli impianti dell'acquedotto. L'interesse per la zona, notoriamente rilevante, è rinato anche grazie a una recente scoperta effettuata da Giordano Marsiglio, presidente dell'Associazione naturalistica friulana di Tarcento. Lo studioso e appassionato ha messo in luce, infatti, la scorsa primavera, la prima e più antica fortificazione medioevale della conca tarcentina, eretta in un punto panoramico d'eccellenza. Dopo un'attenta analisi, sono state rilevate le mura di fondazione dell'antico castello, poi distrutto e sommerso dalla vegetazione nel corso dei secoli. La località precisa ove è stata effettuata la scoperta non è stata resa nota nel dettaglio per impedire atti di vandalismo o, ancor peggio, di depredazione a opera di tombaroli.