Vico Equense. Abbattere l'ecomostro di Alimuri alle giuste condizioni per la collettività e senza spese per il pubblico. È quanto chiedono con un manifesto le associazioni ambientaliste della penisola sorrentina, costituitesi in un coordinamento, per poter esprimere posizioni comuni sul caso dello scheletro di cemento armato sulla spiaggia di Alimuri. La complessa vicenda dopo l'intesa di luglio ha di recente subito una brusca accelerazione con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 7 settembre del «decreto d'urgenza» firmato da Prodi. Al coordinamento, oltre alle associazioni di Legambiente, Italia Nostra, Verdi Ambiente e Società, MenteLocale, hanno aderito alcuni intellettuali e rappresentanti della società civile. Tra essi Giuseppe Guida, docente di Urbanistica alla Facoltà di Architettura dell'università Federico II, che da tempo sostiene l'impraticabilità urbanistica e gli svantaggi pubblici di quell'accordo: «Basta con l'urbanistica à la carte, su ordinazione. Se ci sono dei piani urbanistici e di tutela del territorio bisogna farli rispettare. Le modifiche devono essere giustificate per motivi validi e di interesse della collettività, non per allargare le maglie delle regole, che valgono per alcuni e non per altri. Non si può ignorare che, infatti, per i cittadini comuni, se le opere edilizie non vengono realizzate entro tre anni, le licenze perdono efficacia. In questo caso si è utilizzato un metro diverso di giudizio». Sono diverse le licenze rilasciate dal Comune di Vico Equense negli anni Sessanta e poi annullate nel 1976 dalla Regione Campania. Sul provvedimento si è espresso qualche anno dopo il Tar, annullando il decreto della Regione. Ora non è escluso che si possa ritornare di nuovo al Tribunale amministrativo. Lo conferma Franco Cuomo, coordinatore dei Vas per la penisola sorrentina: «A fronte degli accordi di Roma e per evitare l'ulteriore manomissione del territorio e lo spreco di danaro pubblico, ci impegniamo a mettere in campo ogni iniziativa praticabile, compreso il ricorso al Tar, per difendere l'interesse generale dei cittadini e la tutela del paesaggio. Ci chiediamo come mai l'abnorme volumetria della struttura di Alimuri non sia stata compresa negli elaborati tecnici del piano regolatore di Vico Equense e del Put della Penisola sorrentina. Visto che si vuol derogare all'attuale blocco allora, applicando lo stesso principio, si potranno costruire case popolari per far fronte all'emergenza abitativa di molti cittadini». Secondo i membri del Coordinamento la questione non è soltanto locale. Se il protocollo d'intesa, firmato da Comune di Vico Equense, Provincia di Napoli, Regione Campania e Governo, dovesse essere messo in pratica, si costituirebbe per il fronte ambientalista un «pericoloso precedente che potrà essere sempre utilizzato in casi simili a livello nazionale». Sulla vicenda ed i suoi prossimi sviluppi si pronuncia Giuseppe Dilengite, assessore all'Urbanistica: «Basta leggere attentamente le clausole dell'accordo di Roma per comprendere che si sta lavorando per sbloccare una vicenda che si trascina da quarant'anni penalizzando l'immagine della costiera, il tutto cercando soluzioni che creino anche occasione di sviluppo economico ed occupazionale».
CAMPANIA Alimuri, no alla demolizione a spese dei contribuenti
Le associazioni ambientaliste della penisola sorrentina hanno lanciato un manifesto per abbattere l'ecomostro di Alimuri alle giuste condizioni per la collettività senza spese per il pubblico. Il decreto d'urgenza firmato da Prodi ha accelerato la vicenda. Il coordinamento, composto da associazioni come Legambiente e Italia Nostra, ha espresso posizioni comuni sul caso. Giuseppe Guida sostiene l'impraticabilità urbanistica e gli svantaggi pubblici dell'accordo. Franco Cuomo conferma il ricorso al Tar per difendere l'interesse generale dei cittadini e la tutela del paesaggio. La questione non è soltanto locale, ma potrebbe essere utilizzata come precedente nazionale.
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