Lungo i bordi della strada bottiglie e cartacce. Nascosti tra la vegetazione insediamenti abusivi. Al riparo dagli sguardi dei passanti, dietro una recinzione verde, cinque metri quadrati circa di discarica abusiva a cielo aperto Siamo sulla Cristoforo Colombo, all'altezza della circonvallazione Ostiense. I cartelli disseminati ai margini non lasciano adito a dubbi: è il Parco regionale dell'Appia Antica. Una riserva naturale, un'area protetta di interesse regionale, come si legge chiaramente nelle indicazioni che ne tracciano il perimetro. Uno degli ingressi dell'estesa superficie, circa 3.400 ettari di verde e archeologia, si affaccia proprio sulla Colombo. Ma il biglietto da visita non è dei migliori. Il sentiero asfaltato è disseminato di rifiuti di ogni genere. Bottiglie di plastica, fazzoletti, fogli di giornale, involucri di merendine. Ma l'elenco continua, e rivela altre attività che si svolgono abitualmente al di là dalla recinzione: preservativi, calze autoreggenti, bottiglie di birra e di superalcolici. Come denunciano alcuni residenti, la scarsa illuminazione dell'area (un solo lampione per tutto il viale che conduce dalla Cristoforo Colombo a via Carlo Conti Rossini) favorisce il mercato del sesso di prostitute e transessuali. Ci sono anche sacchi di calce ammassati uno sull'altro vicino ad una rete metallica, segno dei lavori effettuati nel viale. «Prima qui c'erano solo erbacce e ghiaia. Entrare era veramente difficoltoso, perché si calpestava di tutto - spiega Roberta - Io abito proprio qui dietro. Quella recinzione verde, invece, è lì da circa sette anni». È un'area di circa cinque metri quadrati, che in passato aveva ospitato i locali degli operai impegnati nella realizzazione del parcheggio a tariffazione oraria. Basta curiosare tra i buchi del telone per trovarci dentro travi e tubi di ferro, calcinacci, sacchi di pietre e carriole abbandonate: rifiuti, insomma, da cantiere non ancora bonificato. Anche se è difficile capire cosa centri uno scaldabagno vecchio e arrugginito, anche questo tra gli oggetti abbandonati, con un parcheggio auto. Una condizione che, a livello di pulizia, lascia proprio a desiderare. «Una volta ogni sei mesi - spiega una residente della zona - si vede un pick-up della Guardia Parco che ammassa tutta l'immondizia e ripulisce un po' la zona. Ma, come si vede, è da molto che non passa». Un'opera di pulizia, in realtà, è stata fatta nei mesi estivi, solo al confine esterno della riserva naturale, con le ruspe al lavoro per la messa a norma di un tratto di ciclabile già esistente, ma troppo stretto per gli standard di legge. Un lavoro complesso, hanno spiegato gli operai della ditta chiamata dal Comune «Abbiamo ripulito tutto in questo tratto - spiegava lo scorso agosto Vladimiro - Prima l'asfalto neanche si vedeva». «Abbiamo lavorato anche oltre il dovuto - incalzava un suo collega - Lì abbiamo smantellato la tenda di un poveraccio». Il rifugio di fortuna non era poi così lontano dalla strada: dopo la bonifica, sul posto ancora un paio di scarpe, una batteria d'auto per la luce, e una pentola per il cibo. Proprio in un'aiuola incolta tra le due diramazioni della Colombo. Le altre baraccopoli abusive sono dentro il parco e ben visibili anche dai bordi. Ecco un ragazzo con la fisarmonica a tracolla che oltrepassa una staccionata divelta e si perde tra le piante della riserva. Dove non sarebbe possibile lasciare alcun rifiuto, né inquinare, men che meno costruire baracche di lamiera. Almeno così recitano i segnali di divieto. Completamente ignorati. 02112007