La tragedia dei roghi estivi da Valeria alla Conca doro Due fatti gravi, apparentemente non collegabili, si sono verificati in questi ultimi giorni nellindifferenza generale. Valeria Cucinotta abbandona la Sicilia. Il sindaco di Monreale comunica dalle colonne di questo giornale che la Conca dOro «non è più tutelabile». Ai più sfuggirà chi è Valeria. Raffreddatesi le emozioni per i roghi mortali dellestate, la coda di quella tragedia non fa più notizia. Levento che ha distrutto la famiglia della diciannovenne Valeria si è chiuso sabato mattina con la morte di suo padre Matteo a Napoli. La giovane, che perse nel rogo nonna e madre, già poco prima della morte del padre aveva deciso di tagliare i ponti con la Sicilia. Si è iscritta allUniversità di Milano, andando a vivere nel mini appartamento sommerso di libri di uno zio docente di Filosofia teoretica. Sembra una favola triste ma è realtà. Un gruppo di amici palermitani del padre, stimatissimo e amato sindacalista, si sta adoperando per crearle le condizioni di un ritorno, almeno nella nostra città. Avremo ragione a proporle questa strada? Non parrebbe ascoltando il sindaco di Monreale, territorio tra i più devastati dal fuoco negli ultimi anni, che ci esterna incredibili opinioni e propositi - mai contrastato dal suo assessore allambiente - sul presente e il futuro della «nostra» Conca dOro. Le cui campagne non producono reddito quindi non vale più la pena difenderle, ergo «aumenteranno gli indici di edificabilità». Laberrante e ascientifica equazione è figlia, oltre che dellarroganza degli interessi lobbistici, anche dellattualizzazione a fini edificatori di una vecchia sottocultura pastorale: «ogni albero bruciato un nuovo agnello». Il rarissimo platano orientale in estinzione alle fonti dellOreto, laltrettanto rara felce Osmunda regalis ad Aglisotto, lunica nidificazione di aquila in Sicilia nordoccidentale che da anni teniamo rigorosamente segreta, sono patrimoni che non interessano questa classe politica che le considera non tutelabili. Il metro cubo di cemento armato è la sola unità di misura che conoscono insieme alleuro. Si dirà: ma dove sta il collegamento tra il dramma della giovane Valeria e questi comportamenti? Sta negli ultimi dati ufficiosi dai quali risulta che, nonostante i 40 giorni di termine tassativo, solo il 2 per cento dei comuni siciliani ha effettuato il censimento obbligatorio dei terreni bruciati, reiterato dal governo nazionale. Gli interessi edili, oltre che pastorizi o di rimboschimento, bloccano lapplicazione della legge, non solo nei territori monrealesi. Lamministrazione palermitana infatti è altrettanto omissiva, impegnata piuttosto nelle concessioni edilizie ai megacentri commerciali e nelle rogne delle promesse elettorali di lavoro non mantenute, o a finanziare ad libitum consulenze e studi per il Parco Fantasma dellOreto. Gli incendi come quelli che hanno distrutto la famiglia Cucinotta continueranno a essere colposamente favoriti dalle omissioni amministrative, e faranno nuove vittime. Sulla linea del concorso colposo in incendio doloso e omicidio volontario di alcune giunte comunali e sindaci, si sta formando un movimento di cittadini e associazioni intenzionati a inoltrare le conseguenziali denunce alle Procure. Nonostante il velo invernale che cala a far dimenticare ai politici i drammi estivi, ci aspetteremmo un intervento dei parlamentari regionali in quota Pd, a dare un segnale di rinnovamento e speranza su questi difficili fronti. Con una Monreale che ancora non si sgancia dai retaggi secolari di culla delle mafie, degli «stuppagghieri» e degli «scurmi fitusi» di ottocentesca memoria come dei Balsano e Damiani dei giorni nostri. Padroni delle montagne e delle coscienze, ieri come oggi. Monreale che rifiuta progetti a costo quasi zero, partecipati da professionisti e professori universitari di fama nazionale, per la trasformazione di una stazione in abbandono e che oramai sta crollando, in museo naturalistico virtuale e centro visite della Valle dellOreto e Alto Belice (dieci posti di lavoro). O un originale e avanzatissimo parco a steps (80100 posti di lavoro), che sfrutterebbe le migliaia di piccoli appezzamenti incamerati dal comune col cosiddetto «pizzo legalizzato» del 30 per cento e che consentirebbe di fognaturizzare le valli, risanare le falde e tutti gli affluenti dellOreto, trovando strade spianate in commissione europea. O ancora la Città della Scienza (80 posti di lavoro), attuale e lungimirante centro studi sulle energie alternative in un vecchio borgo abbandonato, proposto dallex assessore Pantuso, il primo a dimettersi sconsolato dalla corte del sindaco. E ancora la Città dei ragazzi (10 posti lavoro), sospesa nonostante le proposte di Legambiente. Tutto in aspettativa di chi sa quali convenienze lobbistiche. In alcune zone continuamente bruciate negli anni scorsi, invece, sono state tracciate nuove strade che preludono a edificazioni ormai fuorilegge. Cara Valeria, forse hai ragione tu.