ROMA Condono edilizio senza pace. Dopo aver raggiunto il compromesso sul limite dei 3 mila metri cubi per edificio e sventata la possibilità di costruire sulle aree incendiate, ora spunta il giallo del condono lungo le coste di mari, laghi e fiumi. Il governo accredita l'idea che con il maxiemendamento non sia possibile sanare gli abusi commessi sul demanio marittimo, lacuale e fluviale. Il senatore verde Sauro Turroni afferma invece che il «governo ha mentito». Con la motivazione che il divieto non riguarderebbe la possibilità di condonare gli abusi, ma semplicemente di acquistare dallo Stato le aree demaniali su cui sono stati commessi. A sostegno della sua tesi, Turroni invita a leggere il testo della norma. In tutto sono 14 righe, scritte di seguito e con scarsa punteggiatura: «Per le opere eseguite da terzi su aree di proprietà dello Stato o facenti parte del demanio statale, ad esclusione del demanio marittimo, lacuale e fluviale, nonché dei terreni gravati da diritti di uso civico, il rilascio del titolo abitativo edilizio in sanatoria da parte dell'ente locale competente è subordinato al rilascio della disponibilità da parte dello Stato proprietario, per il tramite dell'Agenzia del demanio, rispettivamente, a cedere a titolo oneroso la proprietà dell'area appartenente al patrimonio disponibile dello Stato su cui insiste l'opera ovvero a garantire onerosamente il diritto al mantenimento al demanio e al patrimonio indisponibile dello Stato». Afferma Luigi Scano, esperto di normative urbanistiche e segretario nazionale di Polis: «II testo è troppo ambiguo, nel caso migliore è destinato a generare una infinita conflittualità giuridica». E per il giurista non sono da escludere trappole. «Che senso ha, per esempio spiega specificare in un comma seguente la necessità di assicurare l'accesso al mare, con riferimento a misteriose clausole degli atti di vendita, se non è condonabile la fascia costiera?». Secca la replica del relatore della maggioranza, Ivo Tarolli: «Il condono non è stato fatto per motivazioni ideali, ma perché spinti da uno stato di necessità». La Lega ha chiesto di inserire nel testo un'apposita norma di coordinamento tra il comma incriminato, il 14, e il 27 che definisce nei dettagli le esclusioni, mettendo nero su bianco che il demanio marittimo non si tocca. E Alleanza nazionale ha proposto di chiarirlo, in un apposito ordine del giorno. Ma il testo del decretone, a un'attenta lettura, rivela pure che è possibile condonare abusi ben più rilevanti rispetto ai 750 metri cubi posti come limite massimo. La volumetria delle opere sanabili (relative ad ampliamenti) può arrivare infatti fino al 30 della costruzione originaria o, «in alternativa» a un massimo 750 metri cubi. Ciò significa che se un condonante ha un immobile «regolare» di 500 metri cubi può condonare fino ad altri 750 metri cubi. Se ha invece un immobile di 40 mila metri cubi, come un grosso albergo, può condonare ampliamenti fino al 30 di quella volumetria. Cioè, 12 mila metri cubi. «Così afferma Turroni si può praticamente condonare quello che si vuole». E il limite dei 3 mila metri cubi introdotto con il maxiemendamento? Quello vale, ma non per gli abusi commessi su un immobile «regolare» già esistente, bensì per le «nuove costruzioni» interamente abusive.
Meno vincoli al condono, giallo per le ville sul mare
Il governo ha approvato un condono edilizio senza limiti di volumetria per le opere eseguite da terzi su aree di proprietà dello Stato. Il testo del decreto non specifica chiaramente le aree escludenti, ma il governo accredita l'idea che il condono non possa essere esteso alle aree demaniali. Il senatore verde Sauro Turroni afferma che il governo ha mentito e che il testo del decreto non esclude la possibilità di condonare abusi più rilevanti. Il limite dei 3 mila metri cubi introdotto con il maxiemendamento vale solo per le nuove costruzioni interamente abusive.
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