È finalmente concluso il restauro del Mosè di Michelangelo nella chiesa di San Pietro in Vincoli. E Michelangelo Antonioni ha appena iniziato a girare un documentario sul mausoleo di Giulio II, prodotto dall'Istituto Luce e da Lottomatica, la società che ha sponsorizzato anche il progetto di pulitura del monumento per un milione e mezzo di euro. Il termine dei restauri è stato festeggiato ieri pomeriggio alla presenza del sovrintendente per i Beni architettonici Roberto Di Paola, dell'amministratore delegato di Lottomatica Rosario Bifulco, dell'architetto Paolo Portoghesi, che ha intrattenuto gli ospiti con una relazione sul Rinascimento a Roma e con Christoph Frommel, lo studioso che fa parte del comitato scientifico del restauro. I discorsi sono stati intervallati dall'ensemble vocale «Camerata Nova», che ha eseguito cori di Giovanni Pierluigi da Palestrina. Tutti si aspettavano che i cantanti inaugurassero il recupero dell'antica Schola Cantorum, nascosta dietro il monumento funebre innalzato da Michelangelo a papa Giulio II, chiusa dal 1706 e in seguito ridotta a magazzino. I restauratori, guidati da Antonio Forcellino, hanno coraggiosamente rimosso la grande vetrata lunettata che chiudeva l'arco sopra la figura del pontefice giacente e i vetri delle quattro finestrelle laterali, recuperando il rapporto tra il mausoleo e l'ambiente retrostante della Schola Cantorum. Ma per apprezzare l'effetto del canto che si diffonde nella chiesa attraverso la lunetta sopra il Mosè, bisognerà aspettare la fine dei restauri nel locale destinato al coro. Così come bisognerà attendere un tempo finora indeterminato per vedere il volto terribile del Mosè illuminato da una luce adeguata. Prima dei restauri i visitatori potevano azionare una lampada a gettone. In origine la statua era immersa nella luce naturale che proveniva dalle finestre poste alla sinistra dell'opera, dall'attuale cappella di Santa Margherita e dal claristorio del transetto, mentre in alto filtrava anche dall'ambiente retrostante determinando così un suggestivo incontro di sorgenti luminose oblique e radenti con altre in controluce. Un effetto che si è perduto nel corso dei secoli, con i molteplici rifacimenti della chiesa. Oggi è stata riaperta la finestra a sinistra dell'opera, ma rimane murata quella a destra, che dovrebbe illuminare il volto del Mosè. È impossibile ripristinarla, perché ora affaccia non più sul cielo, ma sul controsoffitto di una navata. Frommel e Forcellino una soluzione ce l'avrebbero: riaprire il vano della finestra e illuminarla da dietro con una lampada artificiale collegata con un timer alla luce solare, in modo da ricreare l'effetto della luce naturale. Infine, i visitatori si troveranno davanti a un ulteriore ostacolo: fino al 15 novembre la chiesa di San Pietro in Vincoli sarà aperta soltanto la mattina, dalle 7 alle 12. Il pomeriggio resterà chiusa per permettere ad Antonioni di proseguire le riprese del suo documentario, il cui costo previsto è di 400 mila euro. Frommel sarà la voce narrante e racconterà anche le scoperte di questi restauri che hanno confermato la veridicità di un'incisione di Antonio Salamanca, data alle stampe nel 1554, che mostra lo stato del mausoleo nove anni dopo che Michelangelo aveva concluso i lavori.
La magia di Michelangelo. Ecco il vero volto del Mosè
Il restauro del Mosè di Michelangelo nella chiesa di San Pietro in Vincoli è stato concluso. Il documentario sul mausoleo di Giulio II è in corso di realizzazione. I restauratori hanno rimosso la grande vetrata lunettata che chiudeva l'arco sopra il pontefice giacente e i vetri delle quattro finestrelle laterali, recuperando il rapporto tra il mausoleo e l'ambiente retrostante della Schola Cantorum. Tuttavia, il volto del Mosè non sarà illuminato da una luce adeguata fino a quando non sarà terminato il restauro della chiesa. I visitatori potranno ripercorrere il percorso di Michelangelo solo una volta al giorno, dalle 7 alle 12.
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