POMPEI Da duemila anni si trovava nell'atrio della Casa dei Ceii a Pornpei: per i ladri del terzo millennio non è altro che un «piede di tavolo», un bottino di seconda scelta, che può fruttare al massimo un migliaio di euro finendo in un anonimo salotto. Secondo furto in sei mesi nell'area archeologica. Dopo il frammento di pittura muraria staccato in aprile dalla Casa dei Casti Amanti che ignoti avevano fatto ritrovare pochi giorni dopo, ora è una «vera da pozzo», una bocca di cisterna, a cadere sotto l'attenzione dei saccheggiatori di reperti. Il lieto fine del vecchio furto con restituzione aveva fatto distrarre anche il ministero, che subito dopo aveva inviato gli ispettori. Il direttore amministrativo Giovanni Lombardi aveva avviato un'indagine interna, ma anche lì, risultato sconosciuto. E così, sei mesi dopo, ecco un nuovo scippo al patrimonio dell'umanità targato Pompei, tanto grave quanto inspiegabile, e la stessa notte una serie di atti di vandalismo: ancora nella Casa dei Casti Amanti una lamiera è stata divelta e qualcuno ha manomesso le ossa dello scheletro di un asino oggetto di studio. Strappato il lucchetto e danneggiata la catena di un altro monumento, la Casa del Bell'impluvio, poco distanti. Dalle indiscrezioni interne potrebbe esserci un'influenza del racket della guardiania. Da tempo si parla di dotare Pompei di una taskforce privata. Quello di stavolta comunque è un furto da record: sono riusciti a sottrarre indisturbati la vera da pozzo, una cisterna cilindrica di pietra cava, risalente a un'età precedente a quella imperiale, alta mezzo metro, 37centimetri di diametro, peso 30 chili, sicuramente trasportata con un mezzo su ruote, minimo una carriola, nella notte tra domenica e lunedì. La ronda dei custodi risulta si sia svolta regolarmente. Ma il sistema di video sorveglianza non è mai partito, la cabina di regia fu incendiata a dicembre 2002, e i responsabili non sono stati trovati. Non c'è neppure una registrazione per individuare i «visitatori» abusivi dell' ultimo raid notturno negli scavi. Il soprintendente archeologo Pier Giovanni Guzzo lancia un appello, definendo «difficile e precaria la sicurezza». «Il mio forte impegno scrive si scontra con pesanti difficoltà a gestire sia la sorveglianza, sia l'attivazione degli impianti di telesorveglianza. Le cause devono essere identificate al più presto. «Chiedo collaborazione tra tutte le componenti della società pompeiana e un intervento deciso della nostra amministrazione», il Ministero Beni culturali, sì, ma anche forze dell'ardine, magistratura, vigili: il lamento di Guzzo suona come una denuncia di omissioni. La Casa dei Ceii, una delle 60 aperte ai visitatori sul percorso principale di via dell' Abbondanza, da ieri è chiusa, e una grata è stata posta sul foro in cui attraverso la «vera» rubata i pompeiani tiravano l'acqua con un secchio. L'abitazione, non lontana dalla Casa del Menandro, è famosa per una grande decorazione con una scena di caccia e per gli «autografi» dei gladiatori graffiti sulle pareti. Secondo i guardiani un vero piano per la sorveglianza non è mai stato messo a punto. «Nessuno ha sostituito i pensionati e alcuni sono stati spostati ad altre mansioni, come quella di autisti dice Michele Germano della Cgil Spesso abbiamo persino le torce scariche».