La Fondazione Cariverona è ancora in attesa di una proposta da parte del Comune di Mantova per l'utilizzo dei 3 milioni e 300mila euro accantonati anni fa per l'acquisto della palazzina di largo XXIV Maggio, l'edificio che avrebbe dovuto ospitare la sede italiana dell'Ermitage. La vicenda è nota. Al termine della telenovela Mantova e Verona hanno perso la gara, e il museo russo ha messo radici a Ferrara. Verona ha puntato subito sull'alternativa Pushkin, il più importante museo di Mosca che vanta nelle sue collezioni una serie di capolavori, a cui hanno contri- nei primi anni del Novecento la statalizzazione delle raccolte private moscovite e, negli ultimi decenni, la politica di acquisti voluta dal governo russo. Mantova, invece, attende ancora lo sviluppo del piano messo a punto da Salvatore Settis, il consulente del sindaco Fiorenza Brioni che ha l'incarico di riformare il sistema museale. In attesa, dunque, di vedere nuovi progetti, che fine fanno i fondi stanziati dalla Fondazione per l'operazione Ermita-ge? Giriamo la domanda al presidente Paolo Biasi. «Beh, intanto cominciamo con il dire che l'aver perso l'Ermitage non è stato un dramma afferma il numero uno di Palazzo Pellegrini per Verona e nemmeno per Mantova. Quei tre milioni sono ancora a disposizione, in attesa che arrivi una proposta. Intanto, però, Verona e Mantova possono collaborare». Come? «Noi abbiamo sottoscritto un protocollo d'intenti con il museo Pushkin, che sta già dando i primi frutti con la mostra 'La pittura italiana nelle collezioni del Museo Pushkin, dal Cinquecento al Novecento', ma penso anche al grande patrimonio artistico della Fondazione». La mostra aperta a Verona lo scorso 20 ottobre, a Palazzo della Ragione, inaugura un ciclo di importanti eventi espositivi, che si ripeteranno con cadenza annuale, grazie all'accordo quinquennale sottoscritto dalla Fondazione Cariverona e dal Museo statale di Belle Arti Pushkin di Mosca. Il protocollo d'intenti, sottoscritto in giugno dal presidente della Fondazione Paolo Biasi e da trina Antonova, direttice del museo russo, prevede una collaborazione finalizzata allo sviluppo di importanti progetti di restauro, di catalogazione, di studio e valorizzazione, ad esempio in ambito editoriale e musicale. L'intesa prevede inoltre la possibilità di esporre in Italia, non solo a Verona ma eventualmente nelle città in cui opera la Fondazione Cari-verona (e quindi anche a Mantova) le maggiori opere d'arte del più importante museo di Mosca. L'allestimento della mostra è stato realizzato nelle sale monumentali del Palazzo della Ragione, che è stato restituito al pubblico dopo un vasto intervento di restauro sostenuto proprio dalla Fondazione Cariverona e che è diventato, in pochi mesi, un punti di riferimento essenziale per Verona.