Sul fronte della difesa dell'immenso patrimonio storico-archeologico della Calabria, molto è stato fatto, ma molto resta ancora dare. È questo il dato emerso dal convegno,, che si è tenuto al Museo statale, su iniziativa dall'Archeoclub, in occasione della II giornata dell'archeologia. L'incontro, coordinato da Anna Murmura, ha registrato la partecipazione del capitano Raffaele Giovinazzo del comando carabinieri tutela del patrimonio culturale, del comandante provinciale della Guardia di finanza Pietro Mazzotta, del prof. Maurizio Paoletti dell'Università della Calabria e della direttrice del Mueso Teresa Iannelli. Il prof. Paletti, nel suo intervento, si è soffermato sulle dimensioni del traffico internazionale di reperti archeologici, puntando il dito soprattutto contro «i grandi collezionisti ed in musei privati esteri che per troppi anni si sono approvvigionati a pieni mani in Italia e altrove». Ma da qualche anno ci sono dei segnali positivi, grazie all'opera svolta dalle forze dell'ordine. «Per fortuna - ha sottolineato il cap. Giovinazzo -è aumentata la sorveglianza e sono sempre più numerose le segnalazioni di scavi clandestini. Inoltre - ha aggiunto - è stato realizzato un censimento delle zone sottoposte a vincolo e sono stati istituti dei corsi di formazione per gli ufficiali di polizia giudiziaria dell'ottavo Nuclei elicotteri». È, quindi, intervenu to il ten. col. Mazzotta che si è soffermato sulle varie fasi traffico dei reperti. «Ci sono innanzitutto - ha spiegato i tombaroli che svolgono il lavoro materiale di asportazione; gli esperti locali che ne valutano il valore; gli intermediari che piazzano poi i pezzi sul mercato clandestino ed, infine, i grandi collezionisti che ne diventano possessori». Dal canto suo Teresa Iannelli ha raccontato che «in una stazione di confine con l'Austria sono state rinvenute delle anse in bronzo provenienti dallo scavo clandestino di via Scrimbia». Il convegno ha registrato, infine, un vivace botta e risposta tra il prof. Paoletti e i Giuseppe Braghò, autore del libro «I Bronzi: le altre verità». Paoletti ha definito «una brutta storia la pubblicazione del libro e l'insinuazione che in quel lontano giorno del 1975 sia avvenuta qualcosa di losco». Braghò ha replicato: «La mia è stata una ricerca seria al punto da provocare la disposizione di un'inchiesta dal parte del ministro Rutelli».
II traffico dei beni archeologici Un pericolo sempre in agguato
Un convegno è stato tenuto al Museo statale di Calabria per discutere della difesa del patrimonio storico-archeologico della regione. Il convegno è stato coordinato dall'Archeoclub e ha registrato la partecipazione di vari esperti e funzionari. Il prof. Maurizio Paoletti ha parlato del traffico internazionale di reperti archeologici e ha accusato grandi collezionisti e musei privati esteri di essere responsabili. Il capitano Raffaele Giovinazzo ha parlato della sorveglianza e delle segnalazioni di scavi clandestini, mentre il comandante Pietro Mazzotta ha parlato delle fasi del traffico dei reperti. Il convegno ha anche registrato un dibattito tra il prof.
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