Prima di parlare di «silenzio-assenso» e di svendita del nostro patrimonio artistico, bisognerebbe rileggersi la legge 662 del 23 dicembre 1996 collegata alla Finanziaria Prodi, legge che «sanciva una vera e propria volontà di dismissione dei beni artistici» Questa almeno è l'opinione del sottosegretario Nicola Bono che ieri, durante la presentazione a Roma della seconda «Borsa dei Beni culturali e del turismo sostenibile» di Cagliari, è voluto in queste modo tornare sulla questione legata al famigerato emendamento Tarolli. La polemica, dunque, continua. Anche per questo la «Borsa» di Cagliari (5-6 novembre) rappresenta una buona occasione di confronto tra le parti in causa, alla vigilia dell'entrata in vigore del Codice Urbani. La «Borsa» (promossa da Adarte, assessorato a Turismo della Sardegna, ministero per i Beni culturali, Comune di Cagliari, Esit) dedicherà così ampio spazio a incontri e dibattiti (moderali da Alan Friedman) ai quali parteciperanno tra gli altri Roberto Cecchi (direttore generale per i Beni architettonici), Carla Di Francesco (soprintendente della Regione Lombardia), Paolo Scarpellini (soprintendente della Regione Sardegna), Massimo Ponzellini di «Patrimonio Spa», Ledo Prato di «Mecenate 90». Prato ci ha anticipato alcuni elementi della relazione che terrà alla «Borsa». Non saranno più soltanto le grandi imprese a salvare le opere d'arte ma ci potrà essere sempre più spazio per i singoli cittadini: questo, in sintesi, il nuovo messaggio lanciato da «Mecenate 90». Un messaggio ispirato da una ricerca commissionata alla Doxa dall'associazione presieduta da Giuseppe De Rita, alla quale si devono gli studi di fattibilità per i progetti del Palazzo delle Esposizioni di Roma, del Palazzo Ducale di Genova, dell'Area Ansaldo di Milano. Secondo la ricerca, il 44 degli italiani sarebbe «molto disponibile a sostenere personalmente una donazione per il restauro del patrimonio artistico». I fondi raccolti dovrebbero, per il 45 degli intervistati, essere destinati «a monumenti della propria città o regione» mentre il 47 vorrebbe che fossero utilizzati «secondo il criterio dell'urgenza». I motivi della donazione? La trasparenza di gestione (34), la possibilità di detrarla dalle imposte (32) o di scegliere personalmente il monumento da restaurare (13). Ad avvalorare questa ipotesi c'è infine, conclude Prato, il generale aumento dei giudizi positivi sullo stato attuale dei nostri beni, passato (secondo Doxa) dal 29 del 1988 al 49 del 2003. E tra questo 49 prevale un'opinione: «Che la conservazione del nostro patrimonio deve interessare tutti i cittadini e non solo la pubblica amministrazione». Più chiaro di così.
L'italiano si scopre mecenate (esentasse)
La legge 662 del 1996, collegata alla Finanziaria Prodi, ha sancito una volontà di dismissione dei beni artistici. Il sottosegretario Nicola Bono ha voluto tornare sulla questione legata al famigerato emendamento Tarolli. La Borsa di Cagliari, promossa da Adarte, dedicherà spazio a incontri e dibattiti sulla questione. Prato ci ha anticipato alcuni elementi della relazione che terrà alla Borsa, sottolineando che i singoli cittadini potranno avere sempre più spazio per sostenere le opere d'arte. Una ricerca commissionata alla Doxa ha rilevato che il 44 degli italiani sarebbe molto disponibile a sostenere personalmente una donazione per il restauro del patrimonio artistico.
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