Inaugurata dalla nuova direttrice Cassese la galleria dedicata alle copie di capolavori Andranno in mostra i calchi "originali" del Partenone -------------------------------------------------------------------------------- Sabato la stampa Usa ha rilanciato la questione. Ora che Atene ha il grande museo archeologico destinato a ospitare le 4500 opere di marmo dellAcropoli, si riapre la querelle sulla restituzione delle 17 figure e 56 pannelli portati via dal fregio del Partenone da lord Elgin nel 1801 e conservati al British Museum. Che centra Napoli? Centra, perché Napoli, o meglio lAccademia di Belle Arti, ha ciò che Atene cerca. Certo si tratta di calchi in gesso. Non di "calchi da calchi", tuttavia, ma da originali, "prime copie". «Lo dimostra la loro freschezza», spiega Augusto Giuffredi, il restauratore emiliano che se ne sta occupando. «Nelle altre accademie italiane e straniere ce ne sono molti simili, ma è chiaro che sono copie da copie». I trenta calchi dal fregio del Partenone furono fatti eseguire da Canova che, chiamato a Londra per restaurare i marmi di Elgin, li consigliò al posto di una poco opportuna levigatura, e poi li fece arrivare a Napoli. Sedici sono già stati restaurati, presto andranno in mostra al Museo Archeologico: lAccademia li teneva al buio, nel teatro, come ornamento per la parte alta delle pareti, praticamente non fruibili. Invece sono spettacolari. Come testimoni di una grandezza passata sono anche i calchi della Gipsoteca dellAccademia appena aperta, a celebrare il passaggio di testimone dal direttore uscente, Alfredo Scotti, alla storica dellarte neoeletta che gli succede, Giovanna Cassese (proveniente da una famiglia di artisti che annovera Girosi e Casciaro). Nellallestimento di Lucio Turchetta, che ricorda lazzurro usato da Pierluigi Pizzi per la mostra dellOttocento a Capodimonte, la Gipsoteca ospita circa 70 calchi in gesso raccolti dalla fine del XVIII secolo, e conservati in un primo tempo nel palazzo del Museo Archeologico. LAres Ludovisi, lAntinoo di Mondragone, pezzi unici derivati da opere di Canova (il Napoleone), Thorwaldsen o Tito Angelini, ma anche medioevali e rinascimentali, che si accompagnano a riproduzioni da opere dellantichità che vediamo in questi giorni nella mostra dedicata al neo-pompeianismo dellinglese Alma-Tadema allArcheologico. Lavori spesso listati di vernice dalle avanguardie per neutralizzarli in epoca di dismissione. "Prove" di mano di artisti impegnati in quelli che oggi si chiamerebbero test di ingresso in importanti istituzioni, che sarebbero diventati famosi o sarebbero rimasti anonimi, pur lasciandoci opere di fine fattura, come il grande fregio in altorilievo della seconda sala. Un primo passo, come dice anche il commissario che il ministero ha inviato alla presidenza dellAccademia, Antonio Minervini, «un intervento, quello commissariale, da prendere in positivo - spiega - che anzi, dopo la questione bilanci, deve pensare al rilancio». «Questo - dice Giovanna Cassese, attraversando le quattro sale tematiche e iconografiche (statue, sacro, eroi) della galleria - non vuole essere un museo, ma un laboratorio con lo spazio per i cavalletti per lo studio del disegno». Una operazione che non é né riscoperta dellantico, né neo-revival: anche Parigi al Trocadéro ha riaperto il suo Musée des monuments français, sicuramente più spettacolari di quelli daccademia, usati per studio, e lo ha fatto per il gusto della copia di architetture arcinote. A questo punto, perché non rivalutare ed esporre anche le riproduzioni in bronzo dellantica fonderia Chiurazzi, un vero "mondo parallelo" tutto napoletano, che allinsegna di un kitsch da ri-studiare, doppia Pompei ed Ercolano?