I beni musicali rappresentano una parte consistente e importante del patrimonio culturale italiano, eppure sono regolarmente ignorati o relegati ai margini di ogni discussione, programma, intervento legislativo. Non sono mai stati inseriti a pieno titolo nell'organizzazione del Ministero per i Beni culturali, sebbene costituiscano di per sé un patrimonio di grandissimo valore diffuso su tutto il territorio nazionale, tanto che meriterebbero un'attenzione particolare e una gestione dedicata. Soprattutto manca un momento di unificazione delle varie istituzioni: il Museo nazionale degli strumenti musicali, la Discoteca di Stato, gli archivi delle biblioteche statali e degli archivi, che fanno tutte capo al Ministero, ma anche i beni musicali in possesso di Conservatori e Accademie di Musica, musei e biblioteche civiche, chiese e altre strutture ecclesiastiche, nonché di numerose istituzioni private. Qui sono raccolti strumenti, manoscritti, partiture, pubblicazioni, materiali audiovisivi e tutto quanto faccia riferimento alla ricchissima tradizione musicale del nostro Paese. Una tale dispersione non organizzata comporta l'assenza di iniziative adeguate di tutela, conservazione e valorizzazione, rende difficile la conoscenza complessiva di tutto il patrimonio, non ne permette una fruizione ottimale e contribuisce alla sua ulteriore marginalizzazione. L'Associazione Bianchi Bandinelli ha da poco pubblicato 'Il patrimonio culturale musicale e la politica dei beni culturali', un volume che raccoglie scritti di molti esperti intervenuti a un convegno in cui, con il coordinamento di Giuseppe Chiarante, sono stati analizzati i problemi e presentate proposte. Le necessità di base sarebbero un censimento completo del materiale musicale conservato in Italia e la formazione di personale specializzato, come per esempio bibliotecari musicali e restauratori di strumenti antichi, per la gestione e la tutela; la nozione di «bene musicale» dovrebbe poi essere estesa anche agli «eventi sonori», vale a dire all'esecuzione, e si dovrebbe tenere presente che l'utilizzazione porta alla conoscenza diffusa e quindi a far entrare questa categoria di beni comuni nella coscienza collettiva degli italiani e dei decisori politici. Chiarante propone la creazione di un istituto speciale che sia centro di ricerca, documentazione e di elaborazione, sul modello dell'Istituto Centrale del Restauro, per riunire in un lavoro comune le attività dei vari enti pubblici e privati. Con la costituzione di questa struttura, sarà necessaria anche l'istituzione di un Comitato tecnico-scientifico di settore, analogo a quelli esistenti per i diversi Beni culturali. Tutto ciò dovrebbe comportare, inoltre, l'ingresso nei ruoli del Ministero di personale tecnico e scientifico formato per la ricerca, la tutela e l'intervento nei Beni musicali. Purtroppo, come per il passato, anche la nuova riforma del Ministero non tiene in considerazione l'argomento e non prevede neanche una direzione generale autonoma per la musica; né tanto meno prevede l'immissione in ruolo di altro personale, essendo una riforma a costo zero. Di questo libro, degli aggiornamenti legislativi e delle prospettive si è parlato ieri nel corso di un incontro di studio sul tema 'Quale tutela per i Beni culturali musicali' all'Accademia Filarmonica Romana.