Di Francia: "Dati Siae ottimi. Puntiamo su giovani e periferie" "Tor Bella Monaca, Ostia, lArvalia e presto il Quarticciolo: sì ai teatri di cintura" Presto due sale prova sulla Tiburtina per le compagnie che non trovano spazi altrove -------------------------------------------------------------------------------- «I teatri di Roma soffrono in generale più di altri teatri italiani di unevidente paradosso: una crescita di pubblico, in alcuni casi clamorosa come confermano i dati Siae, e una situazione di sofferenza economica dovuta agli aumenti dei costi delle attività teatrali che non possono essere considerate ovviamente unattività industriale né seriale, sul quale hanno inciso in maniera devastante le scelte del governo Berlusconi con i tagli al Fus, il Fondo unico dello spettacolo». Lassessore comunale alla Cultura, Silvio Di Francia, comincia così il suo ragionamento sulle sale in difficoltà nella Capitale. E come si spiega questo paradosso? «Se cresce laffitto, se aumentano i costi di produzione, cè un limite per il teatro, che è fisico, ovvero nella capienza della sala. Gli affitti poi sono aumentati perché è cresciuto il costo della vita. Noi combattiamo per la difesa dei teatri per motivi culturali. Lesperienza teatrale ha un linguaggio che va difeso nella sua pluralità contro una tendenza che giudico pericolosa: loffrire produzioni format, standardizzate, facendo del teatro una sorta di succedaneo del mezzo televisivo». E sulle situazioni del Vascello, del Vittoria e dellAmbra Jovinelli? «Come ha giustamente commentato ieri Rodolfo Di Giammarco sulle vostre pagine, cè differenza tra chi ha un teatro di proprietà come il Vascello, e chi invece si trova in condizioni di difficoltà legate allaffitto, come i casi del Vittoria e dellAmbra Jovinelli. Noi cercheremo di essere vicini a queste sale il più possibile, sapendo che in questo ci sono dei limiti di bilancio e giuridici». E il Comune cosa fa per difendere il teatro? «Facciamo quello che è possibile con le risorse e con le norme attuali: ad esempio, abbiamo emanato due bandi che non esistevano prima, che hanno già dei vincitori: uno per i teatri sopra i 100 posti e uno per le sale sotto i 100 posti sostenendo la produzione teatrale in particolare dei più giovani. È stato il primo esperimento in Italia, come anche labbonamento trasversale. Linvestimento vale 1.3 milioni di euro, ma devessere chiaro che il Comune non può e non deve pagare laffitto a un teatro, ma può fare altro: ad esempio con il numero unico per la cultura, lo 060608, attraverso il quale è anche possibile acquistare i biglietti degli spettacoli. E poi con lassessorato allUrbanistica stiamo portando avanti anche un lavoro per i teatri chiusi, oltre a portare la questione teatri dal ministro Bersani per linee credito agevolate. E poi abbiamo chiesto e forse ottenuto dal ministero dei Beni Culturali un tavolo per i teatri in maggiore difficoltà, daccordo con Regione e Provincia». E poi voi state aprendo sale nuove in periferia. «Su questo difendo a spada tratta le nostre scelte rispetto a ogni polemica stucchevole: lapertura e il sostegno ai teatri di cintura, Tor Bella Monaca e Ostia, lArvalia al Portuense, e presto il Quarticciolo. È sbagliata lidea liberista di chi vorrebbe un passo indietro su queste sale, perché esistono ragioni di interesse culturale e sociale nel sostenere sale in quei luoghi, facendone dei veri teatri che lavorino in rete e diano spazio e possibilità a chi non ne ha mai avute nel circuito tradizionale. Inoltre stiamo lavorando per creare a Roma (nellarea della Tiburtina, ndr) due sale per le prove delle giovani compagnie che vengono chiamate invisibili o di vetro, perché accanto ai meriti del teatro maggiore va considerato che non esiste una cittadella da difendere per sempre, ma esistono quelli che non hanno mai avuto neanche la fortuna di un teatro di proprietà». Ma non sarà che qualche teatro a Roma non sa rinnovarsi? «Sì, cè una domanda enorme di un pubblico anche giovane di linguaggi meno provinciali e legati alla contemporaneità. Lo si vede con le lunghe code durante la Notte bianca o anche in alcuni festival come a Cinecittà o al Parco di Centocelle. I teatri devono abbandonare le vecchie certezze e sapersi rinnovare».