Torna il silenzio-assenso sulla cessione degli edifici pubblici? Anche se da 90 giorni il termine passa a 120, per le soprintendenze saranno problemi gravissimi, dice l'architetto Ruggero Martines, 51 anni, responsabile, dal 2002, di quella regionale per il Lazio. Dati concreti: la sua struttura, su quante persone può contare? «Dodici in tutto. Di cui due architetti, un archeologo, uno storico dell'arte, un funzionario amministrativo». Quando vi ritroverete alluvionati di pratiche, saranno dolori; un termine idoneo per il silenzio-assenso, quale potrebbe essere, secondo lei? «Il doppio dei giorni: 240. Ma il termine andrebbe anche accompagnato con lo stanziamento di 240 miliardi di vecchie lire, 120 milioni di euro, per effettuare un censimento che oggi non esiste, e diventa invece indispensabile. L'Italia non possiede un catasto delle "cose belle"; quando lavoravo a Napoli con Giuseppe Proietti, abbiamo svolto una campagna fotografica completa di quanto c'è sulle isole del Golfo; ma questo è successo in pochi luoghi d'Italia. In passato, non si sono apposti nemmeno i vincoli a moltissimi edifici pubblici: perché, tanto, non potevano essere alienati». Quindi, adesso, è tutto da studiare? «Certamente sì. Da quando sono arrivato, a Roma ho posto una cinquantina di vincoli: per esempio, tutta via dei Fori Imperiali, gli ospedali storici, il Foro Italico». Cinquanta immobili o opere vincolate, non lo era nemmeno il Colosseo, su quante che lei ritiene di interesse rilevante sotto il profilo della cultura nella Capitale d'Italia? «Solo a Roma, forse tremila; di cui almeno duemila sono edifici pubblici, che ora rischiano d'essere ceduti». Senza un vincolo, diventa possibile venderli a chiunque; le risulta che stia per essere alienato anche l'immenso palazzo del Poligrafico dello Stato, in piazza Verdi? «E' così, e non ci si può fare molto; appunto, non è mai stato vincolato. Anche se è uno dei più straordinari esempi d'inizio secolo, ancora più importante della Banca d'Italia edificata da Gaetano Kock: progettato nel 1913 da un grande architetto come Garibaldi Burba, autore anche del Villino Cagiati a via Orsini, di quello Macchi di Cellere a viale Giulio Cesare, e di tante opere rilevanti a Fiuggi». Se sarà approvato il silenzio-assenso, in che modo il ministero dei Beni culturali potrà correre ai ripari? «Stanziando 120 milioni di euro da affidare al dipartimento per l'Innovazione: che sta per essere costituito: formando un Gruppo d'intervento speciale, che sopperisca alle mille gravi lacune che oggi tante soprintendenze manifestano». Al Nord, risultano tutte sguarnite di personale. Al Sud, i dipendenti non mancano: ma non sempre sono di prim'ordine. Nel Centro Italia, tante persone al Ministero, poche negli uffici periferici. In più, molti funzionari assunti, negli Anni 80, con scarsa preparazione: grazie alle leggi sulla disoccupazione giovanile, o sul dopo-terremoto nel Mezzogiorno; «a parte quelli per 600 posti alcuni anni fa, saranno cinque lustri che il Ministero non bandisce dei concorsi». Infine, i continui tagli inferti alle spese di funzionamento delle stesse soprintendenze: «Circa il 30 per cento negli ultimi quattro anni», dice Antonio Paolucci da Firenze. «Se passa il silenzio-assenso, si rischia davvero un'autentica svendita coatta», conclude Ruggero Martines.