Roma. volte ai loro acquirenti inviavano i pezzi d'arte rubati anche via posta. Per sfuggire ai controlli, li impacchettavano e li spedivano ai destinatali in varie parti d'Italia. È uno degli stratagemmi usati dalla banda dì trafficanti d'opere d'arte sgominata dai carabinieri del Nucleo Tutela del patrimonio artistico e dalla stazione dell'Arma, a due passi da San Pietro, .presidio integrato nel territorio della Compagnia comandata dal capitano Gabriele De Pascalis. Trecento i pezzi rinvenuti, risalenti al periodo tra 1600-1800, tra sculture, anche in legno,, marmi e dipinti, trafugati in varie parti della Penisola e anche Oltralpe: dal Nord, come il Museo di Nizza o la villa comunale di Pordenone; al Sud, chiese di Napoli o collezionisti di Messina. Inestimabile il valore. L'indagine ha portato alla denuncia da parte della Procura romana di 34 persone, tra i quali anche impiegati e operai che delin-quevano come secondo lavoro, per arrotondare lo stipendio. Nella banda c'era chi rubava gli oggetti, chi li piazzava e chi ripuliva il denaro provento dello smercio. L'inchiesta è durata un anno e mezzo, costo-la dell'operazione Malta, condotta sempre dai carabi nieri di Roma e conclusasi nel novembre scorso. Anche allora il numero delle persone denunciate fu a due cifre (35). I militari vennero a capo di un traffico internazionale di opere d'arte partendo dal ritrovamento di una lastra marmorea rubata a Napoli ed esposta in un negozio d'antiquariato in via del Babui-no, a Roma. Simile il canovaccio di quest'ultima operazione, denominata «Coppola rossa». I carabinieri della stazione Porta Cavalleggeri, guidati dal maresciallo Salvatore Friano, gran conoscitore del commercio parellelo d'arte, sono partiti dal pedinamento di un falso antiquario romano, attivo nel centro storico. Hanno seguito i suoi spostamenti, i soggetti coi quali stava in contatto, e alla fine, investigando alla vecchia maniera, senza intercettazioni o microspie, sono arrivati ad allargare il cerchio dei sospetti, individuando chi rubava, chi piazzava, la refurtiva, i riciclatori di denaro e gli insospettabili acquirenti. I beni sequestrati più importanti: un dipinto olio su tela raffigurante «Natura morta», trafugato nell'89 da una casa di Genova; una lastra quadrata policroma in marmo della chiesa della Maddalena di Aversa (Caserta); un analogo pezzo della chiesa dello Spirito Santo, nel Beneventano; un crocifisso in legno dorato, rubato in epoca imprecisata dalla chiesa del cimitero di Precida (Napoli); una specchiera in legno dorato, epoca '700, proveniente da Roma; un orologio da tavolo con campana di vetro, dell'800, raffigurante una dama, a cavallo, sottratto nel Messinese; quattro sculture in pietra del 700, denominate «Quattro stagioni», della Villa comunale «Cattaneo» di Pordenone; due sculture in legno poli-' cromo del '700, raffiguranti «Cristo crocifisso», trafugate addirittura nel 73 dal museo Vieux Logis di Nizza (Francia). E ancora: un dipinto olio su tela «Sacra Famiglia con i Re magi», sparito da Sanremo, e un'acquasantiera in marmo, epoca XVII secolo, portata via dalla chiesa del Corpus Domini ad Acerra (Napoli). Anche gli acquirenti erano degli insospettabili, professionisti e altri facoltosi. Ma non pare che avessero gran cura dei pezzi pregiati che avevano tra le mani, o sotto il piatto: alcuni infatti tenevano i marmi in villa, all'aperto, sui quali imbandivano pranzi e cene.