Ieri sera è stato presentato il maxi emendamento al maxi decreto legge e per larlo digerire anche alla sua maggioranza il governo ricorrerà al voto di fiducia che tronca la discussione parlamentare e fa decadere tutti i 2500 emendamenti presentati (molti dal centro destra). Ma vediamo più da vicino le novità. O almeno quelle che in serata sono state comunicate. Perché, a quanto sembra, a livello di maggioranza ci sono ancora dissensi da sanare. Ma grazie alla richiesta di fiducia il governo ha guadagnato tempo, visto che i lavori sono stati interrotti per consentire alla conferenza dei capogruppo di mettere a punto il nuovo calendario dei lavori. «L'emendamento salta totalmente e resta la normativa precedente secondo la quale nelle aree incendiate non si può costruire per 10 o 15 anni», ha dichiarato il vice ministro all'Economia, Mario Baldassarri, a proposito della proposta di modifica presentata al maxi-decreto legge dal senatore Luigi Grillo di Forza Italia, con la quale si consentiva di costruire sulle aree incendiate, facendo così cadere i vincoli previsti dalla legge quadro sugli incendi boschivi. Legato agli incendi (nel senso che spesso sono propedeutici per attività edilizia) il governo ha anche messo a punto le norme per i beneficiari del condono edilizio. C'è da dire che il «tetto» del condono è molto elevato: 750 metri cubi per ogni singolo immobile (il che significa un appartamento di 300 metri quadri), mentre la volumetria sale a 3000 metri cubi per un intero edificio. Come dire una palazzina di 10-12 appartamenti di un centinaio di metri quadri ciascuno. Dal condono sono esclusi gli abusi costruiti su «demanio marittimo, lacuale e fluviale» e la quota dell'oblazione destinata ai comuni sale dal 30 al 50. Viene invece confermata la clausola del silenzio-assenso per quanto riguarda la dismissione del patrimonio storico e artistico. Con una «novità»: il tempo a disposizione per le sovrintendenze per porre il veto motivato sulle proposte di privatizzazione avanzate dal ministro dell'economia sarà di 120 giorni, invece dei 60 previsti in precedenza. Confermato, invece, che il ministro dei Beni cultura nell'intera procedura non potrà mettere bocca: Urbani, insomma, è un ministro inutile. Per quanto riguarda i lavoratori esposti all'amianto, è stata varata una piccolissima modifica all'articolo 47 del decretone: la modifica salvaguarda solo i lavoratori esposti all'amianto che abbiano già maturato il diritto alla pensione, coloro i quali sono inseriti nelle liste di mobilità e chi si era dimesso per andare in pensione sulla base della normativa preesistente. Per tutti gli altri lavoratori esposti all'amianto rimane invece la modifica introdotta dal comma primo dell'articolo 47. In particolare la riduzione da 1,5 a 1,25 del coefficiente moltiplicatore che per di più si applicherà unicamente per la determinazione dell'importo pensionistico e non per accelerare la maturazione al diritto di accesso alla prestazione previdenziale. Nessun emendamento, invece sul problema della bonifica dei siti inquinati, della sorveglianza sanitaria degli esposti, del fondo vittime dell'amianto e dell'accelerazione della fuoriuscita dell'amianto dalle città, industrie, infrastrutture e trasporti. Altro capitolo spinoso è quello che riguardava la Cassa depositi e prestiti. L'emendamento presentato prevede che i componenti del consiglio di amministrazione e del collegio dei sindaci saranno nominati «con decreto del presidente del consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell'economia». Come dire Tremonti suggerisce e Berlusconi nomina. Le nomine «valgono per il primo periodo di durata in carica», mentre le successive sono deliberate a norma del codice civile. Insomma, Tremonti o chi per lui farà tutto sa solo, visto che la proprietà della Cassa è del ministero dell'economia. L'emendamento specifica che la Cassa potrà effettuare la raccolta fondi «esclusivamente presso investitori istituzionali». E con questa norma il governo spera di chiudere il contenzioso di Tremonti con Fazio. Il maxi emendamento ha anche cancellato la modifica voluta dalla Lega ripristinando il testo originale sul periodo di transizione (più lungo) per aprire il mercato dei servizi pubblici locali. Al comune di Roma sono stati, invece, destinati 15 milioni di euro per investimenti nel settore dei trasporti. Una elemosina che non copre gli enormi tagli agli stanziamenti per la capitale. Quanto alla parte fiscale, è stato accettato (ma nessuno nutriva dubbi) lo spostamento al 16 marzo 2004 (come per tutti gli altri condoni fiscali) per l'adesione al concordato preventivo.
Il maxi emendamento degli orrori
Il governo ha presentato un maxi emendamento al maxi decreto legge. Il governo ha guadagnato tempo grazie al voto di fiducia. L'emendamento salta e resta la normativa precedente. Il governo ha anche messo a punto le norme per i beneficiari del condono edilizio. Il tetto del condono è di 750 metri cubi per ogni singolo immobile. Il condono è escluso per gli abusi costruiti su demanio marittimo, lacuale e fluviale. La quota dell'oblazione destinata ai comuni sale dal 30 al 50. La clausola del silenzio-assenso per la dismissione del patrimonio storico e artistico è confermata. Il governo ha anche varato una piccola modifica all'articolo 47 del decretone.
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