Compromesso sul condono edilizio nella maggioranza, con l'imposizione di un doppio limite alle volumetrie massime sanabili: 750 metri cubi per singola domanda e 3.000 metri cubi complessivi per edificio. E con l'esclusione «del demanio marittimo, lacuale e fluviale, nonché dei terreni gravati da diritti di uso civico» dalle aree demaniali su cui si potranno regolarizzare opere abusive. Saltata all'ultimo minuto, invece, un'altra correzione che avrebbe dovuto limitare la sanatoria agli edifici iniziati dopo il 1 gennaio 1996. A prevedere i correttivi, probabilmente definitivi, al condono edilizio è il maximendamento del Governo al decreto legge omnibus (numero 269) che recupera anche il silenzio-assenso sulla verifica relativa ai vincoli posti sugli immobili oggi considerati di valore storico-artistico, raddoppiando tuttavia da 60 a 120 il termine a disposizione delle Sovrintendenze regionali per evitare il declassamento. Accontentato anche il ministro delle Politiche comunitarie, Rocco Buttiglione, che aveva criticato l'emendamento leghista all'articolo 14 approvato dalla commissione Bilancio del Senato e mirato a prorogare dal 2006 fino al 2009 il periodo transitorio di salvaguardia delle attuali gestioni di servizi pubblici locali: per accedere allo slittamento si dovrà prima acquisire, caso per caso, il parere favorevole della commissione Ue. Con questo paletto, non dovrebbe risultare vanificato il lavoro diplomatico svolto da Buttiglione a Bruxelles per correggere la disciplina italiana e uscire dalla procedura d'infrazione Ue avviata in materia. Trovano insomma un'eco nel maxiemendamento tutte le questioni che hanno fatto ballare la maggioranza al Senato nelle ultime due settimane. Si avvia a soluzione anche la questione degli immobili del ministero della Difesa da cartolarizzare con l'operazione Scip 3. Almeno in termini legislativi: nel maxiemendamento c'è, infatti, anche la norma resuscitata dal decreto legge 102, affossato alla Camera lo scorso luglio, che consente, almeno in teoria, di alienare circa 4.500 immobili destinati oggi ad abitazioni per i militari. In teoria perché, in assenza di un accordo sostanziale fra i ministeri dell'Economia e della Difesa, la previsione normativa non sarà sufficiente e resterà lettera morta: per alienare gli alloggi è infatti comunque necessario che un decreto del ministero della Difesa li dichiari non più funzionali alle esigenze di servizio. D'altra parte, un passo avanti, ancora non decisivo, rispetto al possibile accordo tra i due ministeri è rappresentato dal fondo di venti milioni di euro per il 2004 che dovrebbe «provvedere alla spesa per i canoni di locazione degli immobili» affidati ai militari. Non c'è traccia infatti di quella estensione della destinazione di questi fondi alla realizzazione o all'acquisto di immobili che aveva curiosamente portato il relatore del decretone, Ivo Tarolli, di «fondo virtuoso». Una virtù, quella di creare sviluppo costruendo nuovi alloggi che, viceversa, non era mai piaciuta al sottosegretario all'Economia, Maria Teresa Armosino. I prossimi giorni, con l'annuncio della composizione di Scip 3, ci diranno se l'accordo Difesa-Economia sarà stato raggiunto o meno.
Doppio vincolo per la sanatoria edilizia
Il governo ha approvato un maxiemendamento al decreto legge omnibus che prevede un compromesso sul condono edilizio. Il limite di volumetrie massime sanabili per singola domanda è stato fissato a 750 metri cubi e a 3.000 metri cubi complessivi per edificio. L'esclusione del demanio marittimo, lacuale e fluviale, nonché dei terreni gravati da diritti di uso civico, è stata prevista. L'emendamento ha anche limitato la sanatoria agli edifici iniziati dopo il 1 gennaio 1996. Il maxiemendamento prevede anche la risoluzione della questione degli immobili del ministero della Difesa da cartolarizzare con l'operazione Scip 3.
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