Proteggere non solo le oasi marine e le aree di grande pregio naturalistico, ma tutte le coste che si affacciano sul Mediterraneo attraverso un divieto di costruire a meno di cento metri dalla riva. Una norma internazionale che dovrà valere per tutti i Paesi bagnati dal mare, siano europei, africani o mediorientali. Una norma di salvaguardia dettata dal Protocollo internazionale sull'ambiente siglato nella Convenzione di Barcellona e illustrata ieri pomeriggio da Ivica Trubic, direttore dell'Agenzia Onu "Priority Action Programme - Regional Activity Center", nella seconda giornata di lavori del Coast Day, la settimana dedicata alle coste sarde. «È un argomento molto difficile e non tutti i Paesi coinvolti sono d'accordo», spiega Trumbic, «ci sono Regioni come la Sardegna che hanno stabilito un record, fissando il divieto a due chilometri e altre nazioni che non vorrebbero neanche il limite minimo dei cento metri. Ci sono riserve di natura politica, ma noi contiamo di avere presto un testo che venga rispettato dai 22 Paesi del Mediterraneo». Nei locali dell'ex Manifattura Tabacchi, la seconda giornata del meeting internazionale di studio ha visto la partecipazione anche del ministro dell'Ambiente algerino Cherif Rahmani, Giovanni Lo Savio (presidente di Italia Nostra), Giulia Maria Crespi (del Fondo ambientale Italia) e di molti altri esperti e studiosi di ecosistemi marini. «I governi dei vari paesi devono attivarsi per solidarizzare tra le varie regioni e trovare soluzioni comuni», chiede Rahmani. «La questione ambientale e la tutela delle coste è una priorità per il Mediterraneo». Organizzata dalla Regione e dall'International Marine Center, la manifestazione Coast Day è stata l'occasione per far scoprire a tanti sardi lo splendore delle sei aree marine dell'Isola: quattrocento chilometri di coste che rappresentano il venti per cento dell'intero patrimonio italiano di aree protette. Oltre ai due grandi parchi nazionali di La Maddalena e dell'Asinara, gli stand allestiti alla Manifattura Tabacchi hanno mostrato i tesori di Tavolara, Sinis Isola di Mal di Ventre, Capo Caccia e Capo Carbonara. Ricchi di notizie anche gli spazi allestiti da Legambiente, dal Centro nazionale di ricerca e dal Centro marino internazionale che hanno illustrato i rischi che corre il Mediterraneo: oltre al surriscaldamento dovuto alle industrie e agli eccessivi insediamenti costieri di alcune zone, anche l'inquinamento e la difficoltà al ricambio delle acque che avviene quasi una volta ogni secolo.