Non si avvarrà della prescrizione. La sentenza della corte dappello rovescia lassoluzione con cui era finito il processo di primo grado Quattro mesi e dieci giorni di arresto per aver ordinato di abbatterli -------------------------------------------------------------------------------- La corte dappello rovescia il verdetto assolutorio di primo grado e condanna il sindaco di Firenze Leonardo Domenici per labbattimento di quattro alberi alla Fortezza, ordinato nel maggio 2003 per consentire lo svolgimento di Pitti Immagine. Sentenza sofferta, a lungo meditata in camera di consiglio (oltre unora e mezzo), che sembra rilevante più per gli effetti politici che non per quelli giudiziari: Domenici ha già annunciato che ricorrerà in Cassazione contro la condanna a quattro mesi e dieci giorni di arresto, convertiti in sanzione pecuniaria di 5.540 euro, e che non intende avvalersi della prescrizione del reato destinata a scattare tra tre settimane, il 23 novembre. Il capo di imputazione gli rimproverava il danneggiamento di beni sottoposti a tutela storica e artistica, un reato contravvenzionale. Confermata, invece, lassoluzione di quattro tra dirigenti, funzionari e tecnici che eseguirono lordinanza del sindaco: non potevano esimersi - è la spiegazione dellassoluzione - dalladempiere un ordine superiore. Alla Fortezza fu in realtà abbattuto anche un quinto albero, senza peraltro che il sindaco lo avesse ordinato. Tutti assolti anche per questo caso perché il fatto non sussiste: labbattimento sarebbe giustificato dal fatto che lalbero era malato e pericoloso. Tra quaranta giorni si conosceranno le motivazioni del verdetto che ha accolto solo in parte le richieste della procura dappello, che aveva chiesto la condanna di tutti gli imputati. I cinque alberi furono abbattuti il 23 maggio 2003 fra le proteste degli ambientalisti. Il sovrintendente Domenico Valentino, che aveva negato lautorizzazione, presentò un esposto in procura. Il procuratore Ubaldo Nannucci, al termine delle indagini, chiese e ottenne dal gip nel maggio 2004 un decreto penale di condanna ad una ammenda di 4.040 euro per il sindaco e i funzionari. I cinque indagati, assistiti dagli avvocati Piermatteo Lucibello, Gabriele Spremolla, Tommaso Ducci e Luca Bisori, si opposero e in primo grado ottennero lassoluzione, adesso capovolta in corte dappello. Gli alberi furono abbattuti per consentire la sosta dei Tir per gli allestimenti di Pitti Immagine. Lalternativa era quella di bloccare due corsie di viale Strozzi, con leffetto di appesantire ulteriormente il micidiale traffico fiorentino. La difesa ha sempre sostenuto che se il sindaco avesse salvato gli alberi e autorizzato la sosta dei Tir lungo il viale Strozzi, restringendo la carreggiata, ne sarebbe derivato un aumento esponenziale dei livelli di inquinamento. Ma già nel motivare il primo verdetto di assoluzione, il giudice Lamberti, nel frattempo scomparso, giudicò severamente lordinanza di abbattimento del sindaco. «Non è motivata - scrisse da ragioni di salute pubblica ma esclusivamente da esigenze commerciali. La salute pubblica è un orpello, un pretesto scheletrico per giustificarne ladozione. Solo successivamente, quando si tratta di difendersi in un giudizio penale, abili difensori rivestono della carne della retorica lo scheletrico burocratico, con laiuto di dotti consulenti. Gli uni e gli altri disegnano scenari apocalittici poco credibili: asfissie collettive da paralisi del traffico se non si fossero tagliati gli alberi».
TOSCANA - Quattro alberi condannano Domenici
La corte dappello ha rovesciato l'assoluzione del processo di primo grado e condannato il sindaco di Firenze Leonardo Domenici per labbattimento di quattro alberi alla Fortezza. La sentenza è stata sofferta e sembra avere effetti politici più che giudiziari. Domenici ha annunciato di ricorrere in Cassazione e non intende avvalersi della prescrizione del reato. La sentenza conferma l'assoluzione di quattro dirigenti, funzionari e tecnici che eseguirono l'ordinanza del sindaco. La corte ha accolto solo in parte le richieste della procura dappello, che aveva chiesto la condanna di tutti gli imputati.
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