La replica di Mercalli: dobbiamo fare i conti con i cambiamenti climatici Nessuno si ricorda mai degli immensi spazi delle aree dismesse. Manca poi unidea virtuosa della manutenzione Chiamparino mi accusa di fare previsioni sbagliate Mi stupisco che abbia tenuto il maglioncino: la colpa è del condizionatore Dovrà fare i conti con scarsità energetica e alimentare, cambiamenti climatici e sociali, uno scenario diverso da quello "business as usual" a cui guarda ostinatamente con fede incrollabile sognando grattacieli. Io non pretendo di avere la ricetta vincente per il futuro, ma chiedo solo che chi fa strategia politica, ammesso che la voglia fare, tenga presente anche il piano B. Rifletta senza pregiudizi, analizzi i dati e poi prenda le decisioni più sagge per i torinesi di domani senza additare a nemici del progresso coloro che provano a elaborare visioni diverse. Estetica a parte, Torino ha bisogno di un grattacielo o di nuovi spazi? Gli spazi ci sono in aree dimesse? Si possono trovare soluzioni nellarchitettura davanguardia come le case passive? Un grattacielo sarà sicuro in un mondo a scarsità energetica? Prima si fanno le valutazioni, poi si trova la soluzione più adatta allo scenario più probabile. Il fatto che il coro dei "no" stia aumentando, è sintomo di un disagio derivante dal raggiungimento di alcuni limiti invalicabili nella disponibilità delle risorse. Ovunque è un denso formicolare di persone, di auto, di edifici e di infrastrutture e rispetto a trentanni fa sono caduti alcuni miti del progresso che facevano tollerare qualsiasi operazione infrastrutturale accettandone le ricadute negative pur di creare lavoro. Oggi il benessere è diffuso pressoché chiunque abita in una casa dotata di acqua e servizi igienici, elettricità e riscaldamento, quindi è salutare che ci si domandi se i sacrifici irreversibili che vengono continuamente richiesti al territorio abbiano ancora un senso o viceversa minaccino la qualità della vita. Se la politica non vuole sentirsi rispondere continuamente dei "no", credo semplicemente che debba cambiare le domande. Permane lidea che il buon amministratore sia colui che "costruisce" qualcosa di nuovo, lasciando la propria piramide ai posteri. Manca del tutto lidea virtuosa della manutenzione e della cura di ciò che già esiste, che versa spesso in condizioni di trascuratezza. Le ultime generazioni hanno costruito e modificato lambiente più di quanto abbiano fatto tutte le precedenti in almeno 7000 anni: è evidente come questo tasso di sfruttamento non possa procedere oltre, proprio per mancanza delle risorse naturali. Perché mai si deve aggiungere sempre qualcosa? Risponderei dunque "sì" a un programma di ristrutturazione a tappeto dei centri storici e di riqualificazione estetica delle brutture, al recupero delle aree industriali dismesse, al prolungamento della metropolitana e al miglioramento delle ferrovie esistenti, al rilancio dellagricoltura locale, alla fruibilità del patrimonio storico e archeologico, al sostegno di tutte le pratiche di risparmio, efficienza energetica e introduzione massiccia delle energie rinnovabili, alla raccolta differenziata dei rifiuti e a un incisivo programma di riduzione degli stessi, allutilizzo razionale dellacqua con raccolta di quella piovana, alla riconquista del senso di appartenenza e di rispetto del luogo in cui si vive. Ovviamente continuerò a rispondere "no" se mi verranno fatte sempre le ormai scontate proposte di "progresso" a suon di tondino e betoniera. Ah, dimenticavo, chi legge questo giornale sa che non faccio previsioni stagionali, e comunque lestate 2007 a Torino è stata di 1,3 gradi oltre la media. Signor Sindaco, se ha tenuto il maglioncino, forse è perché aveva laria condizionata accesa.