Condono edilizio con paletti meno rigidi, ritorno del principio del silenzio-assenso (ma con tempi più lunghi) per la vendita di beni culturali, compromesso sulla Cassa Depositi e prestiti che recepisce le richieste principali di Giulio Tremonti. Alla fine il governo ha presentato in Senato il maxi-emendamento al "decretone" che accompagna la legge finanziaria. Quarantasette pagine di correzioni (molte di sola forma) che delineano la versione definitiva del testo, sulla quale domani verrà posta la fiducia. Il nodo più intricato era quello della Cassa Depositi e prestiti. Che viene risolto, almeno per il momento, sostanzialmente in favore del ministero dell'Economia. Non è stato infatti modificato il comma 6 dell'articolo 5 del decreto, che prevede per la nuova cassa spa lo status di non banca ma di intermediario finanziario, sottoposto quindi ad un diverso regime di vigilanza. Così come resta il potere di indirizzo attribuito a Via Venti Settembre per quanto riguarda l'attività di finanziamento delle opere pubbliche. In compenso la parte della maggioranza che ha sostenuto le ragioni della Banca d'Italia incassa una concessione politico-simbolica. In deroga alle normali regole del codice civile, lo statuto della società e la nomina dei primi amministratori verranno decisi con un decreto del presidente del Consiglio dei ministri. In altre parole ci sarà una mediazione di Palazzo Chigi su questi aspetti, che però non vanno a toccare lo status di fondo della nuova cassa. Il ministero dell'Economia incassa soluzioni soddisfacenti anche su altre due questioni "calde" emerse nel dibattito in commissione: la vendita dei beni culturali e i limiti al condono edilizio. Sul primo punto, viene confermato il principio del silenzio assenso, non previsto dal testo originario ma contenuto in un emendamento del relatore (e ispirato dal Tesoro stesso): se le soprintendenze, interpellate sull'eventuale vincolo per un certo bene culturale, non risponderanno entro 120 giorni, il bene si intenderà vendibile. Nella prima versione il tempo concesso agli uffici, spesso oberati di lavoro, era di 60 giorni. Sulla sanatoria edilizia non passa invece l'impostazione di An, che voleva fissare a 750 metri cubi il limite massimo per la condonabilità non solo di singole unità abitative, ma anche del palazzo nel suo insieme. Un limite che secondo il ministero dell'Economia avrebbe messo a rischio gli incassi. Nel maxi emendamento si prevedono invece due distinte soglie: di 750 metri cubi per l'unità abitativa, di 3000 per l'intera costruzione. Sul fronte della vendita degli immobili, vengono parzialmente accolte le richieste dei militari: non potranno essere ceduti gli alloggi di servizio effettivamente occupati. Invece è prevista per l'Agenzia del Demanio la facoltà di cedere in blocco alla società Sviluppo Italia immobili pubblici di possibile interesse turistico. La novità dovrebbe nelle intenzioni dare anche una mano ai conti pubblici. Soluzione di compromesso anche sulla riforma degli enti pubblici locali. Le modifiche già introdotte in commissione, con l'obiettivo di allungare le concessioni delle attuali municipalizate, vengono condizionate all'accordo con le norme europee. È stato riscritto l'articolo relativo al concordato preventivo, la cui scadenza è spostata dal 28 febbraio al 16 marzo. Molte novità anche per la pensione dei lavoratori esposti all'amianto: in particolare si stabilisce che sono fatti salvi i diritti acquisiti di chi aveva già maturato il diritto alla pensione: una soluzione che però non soddisfa i sindacati. Infine tra i videogiochi vengono esplicitamente vietati quelli che si richiamano al poker.