Alla fine l'Agenzia del Demanio e il ministero dell'Economia l'hanno spuntata. Il maxiemendamento al decretone che accompagna la Finanziaria prevede il principio del silenzio -assenso delle sovrintendenze per stabilire se un immobile pubblico dev'essere considerato o meno un bene culturale. Di conseguenza, se può essere venduto. Contro questo principio, contenuto in un emendamento presentato dal relatore Ivo Tarolli, ma caldeggiato dal ministero dell'Economia, c'era stata la sollevazione dell'opposizione e degli ambientalisti. Ma si erano levate voci contrarie anche all'interno dello stesso governo, come quelle dei ministri dei Beni culturali Giuliano Urbani e dell'Ambiente Altero Matteoli. Quest'ultimo si è ora detto soddisfatto del semplice allungamento dei tempi: il maxiemendamento del governo concede infatti alle sovrintendenze quattro mesi di tempo, contro i 30 giorni previsti inizialmente, per accertare l'esistenza di un interesse culturale su un immobile dello stato destinato al mercato. «La mancata comunicazione nel termine complessivo di 120 giorni - dice il nuovo testo - equivale ad esito negativo della verifica». E il bene può essere ceduto senza ulteriore indugio. «C'è il tempo per esaminare le pratiche e si è superato il ristretto termine di 30 giorni che avrebbe consentito di salvare anche ciò che non era salvabile», ha commentato Matteoli. Ma com'era da attendersi, nemmeno l'allungamento dei tempi ha convince i Verdi. «Adesso Urbani può tranquillamente tornare a casa: il suo ministero diventa superfluo», ha ironizzato il senatore Sauro Turroni. L'ultima versione del decretone conferma inoltre per l'Agenzia del Demanio la possibilità, introdotta già in prima battuta con un altro degli emendamenti Tarolli, di vendere «a trattativa privata» e anche «in blocco» a Sviluppo Italia, società controllata dal Tesoro, immobili «suscettibili di interesse turistico». Per cederli sarà sufficiente un semplice «decreto dirigenziale» del ministero dell'Economia. Traduzione: non servirà nemmeno la firma del ministro, sarà sufficiente quella del responsabile del Demanio.
Per la vendita del patrimonio culturale varrà il silenzio assenso dopo 120 giorni
L'Agenzia del Demanio e il ministero dell'Economia hanno spuntato il principio del silenzio, che prevede l'assenso delle sovrintendenze per stabilire se un immobile pubblico debba essere considerato un bene culturale. Il maxiemendamento prevede che le sovrintendenze possano accertare l'esistenza di un interesse culturale su un immobile dello stato in 4 mesi, contro i 30 giorni inizialmente previsti. Se non si comunica entro 120 giorni, il bene viene considerato non culturale e può essere ceduto senza ulteriore indugio. L'allungamento dei tempi non convince i Verdi, che considerano il ministero dell'Ambiente superfluo.
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