VENEZIA. Per la presidenza della Biennale siamo forse alla svolta. Il nome su cui il ministro dei Beni Culturali Francesco Rutelli avrebbe deciso di puntare per prendere il posto di Davide Croff è quello del regista cinematografico e teatrale Giorgio Ferrara. Il nome di Ferrara sembrava in ribasso nel terzetto dei papabili alla presidenza che comprendeva anche il presidente uscente della Triennale di Milano Davide Rampello e il manager della cultura Giorgio Bo, già direttore generale dellEinaudi e direttore del Festival della Scienza di Genova - ma le vicende degli ultimi giorni hanno invece penalizzato gli altri due candidati e dato forza invece al fratello del più noto Giuliano, che ha diretto anche listituto Italiano di Cultura di Parigi. La prima scelta di Rutelli era probabilmente Rampello - gradito anche al sindaco di Venezia Massimo Cacclari, anche se meno al presidente della Regione Giancarlo Galan, con cui i rapporti non sono stati buoni al tempo in cui erano entrambi uomini Mediaset - ma a bruciarlo sono state soprattutto le dichiarazioni al nostro giornale del presidente della Commissione Cultura della Camera Pietro Folena che ha dichiarato come la Biennale debba tornare per la presidenza agli uomini di cultura anziché ai manager, anticipando anche una bocciatura di parte della Commissione di fronte a un nome come quello dellattuale presidente della Triennale. Quanto a Bo, nonostante la stima di molti, il fatto di essere il direttore della rivista del nuovo Partito Democratico risulta unetichetta politica troppo pesante per non penalizzarlo. Visto che il clima è quello di un ritorno a un presidente espressione del mondo della cultura, Rutelli ha allora «ripescato» Ferrara, che molto terrebbe a guidare la Biennale - tanto da avere già fatto alcuni sondaggi in loco sul suo gradimento in terra veneta - e che gode anche di entrature politiche importanti. Prima fra tutte, la stima e lamicizia del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Sul suo nome - a quanto pare - la Commissione Cultura non porrebbe veti e gli stessi Cacciari e Galan, dopo aver ottenuto il siluramento di Croff, non possono permettersi un altro no al ministro. In mancanza di altri nomi forti, dunque, Rutelli avrebbe deciso di chiudere la partita e, a questo punto, potrebbe anche annunciare la scelta di Ferrara entro pochi giorni, forse durante la sua nuova audizione alla Commissione Cultura prevista per il 31 ottobre, o anche prima. La scelta di Ferrara, che non potrebbe essere certo un presidente cercasoldi - di cui pure la Biennale ha estremo bisogno - imporrebbe la scelta di un direttore generale forte e autonomo, che possa cercare presso i privati quei fondi che lo Stato non è più in grado di garantire alla Biennale nella stessa misura del passato.