Il Museo Filangieri è chiuso da cinque anni e forse più. Fu donato dal principe Filangieri al Comune di Napoli per far sì che i napoletani e i turisti appassionati d'arte potessero ammirare i tesori raccolti. Fu un atto d'amore per la città. Un'unica condizione venne posta: se il Comune non fosse riuscito a tenerlo aperto, il museo doveva tornare agli eredi. Ora vorrei sapere dal sindaco che intenzioni ci sono. Non vorrei sospettare che abbia fondamento la leggenda che vuole le case di certi napoletani abbellite da ciò che è patrimonio comune. Dina Di Palma - NAPOLI Salve, sono una giovane laureata in ingegneria. Propongo a una mia amica di fare una passeggiata in un bel posto. Sono le 20.15 quando arriviamo a San Leucio. Notiamo una novità: un cancello all'ingresso, ma nessun cartello che ce ne spieghi il senso. Entriamo e mentre saliamo lo scalone, notiamo meravigliate una folla di persone che scendono. Un custode ci si avvicina per dirci che dobbiamo tornare indietro poiché deve chiudere il cancello. Come mai? Cosa è successo? Mostra un lato della scala ripulito e dice che il provvedimento è stato preso a causa di atti vandalici di alcuni giovani della zona. Che tipo di atti vandalici? Quando i lavori saranno finiti, sarà di nuovo possibile visitare San Leucio di sera? Il custode non lo sa, ma crede che i cancelli non verranno più rimossi. Con grosso rammarico la mia amica e io andiamo via. Nel frattempo sono passate alcune settimane. Lì non sono più tornata, ma noto con stupore che sono in molti a non sapere e soprattutto a non sapere il perché. E adesso, se alla fine di una giornata lavorativa, ho voglia di rilassarmi col bel panorama che si vede da San Leucio, non lo posso più fare. La questione però, è ben più seria. Il problema non è semplicemente un panorama negato. Non ha senso imbalsamare luoghi storici, beni culturali o semplici spazi di ritrovo che invece andrebbero vissuti o ri-vissuti, altrimenti sono destinati a morire nella memoria e nella vita dei più. Ci si lamenta sempre che i giovani e la società di oggi non hanno cultura: ma come si può pretendere una situazione diversa se si pubblicizza a dismisura un modus vivendi consumistico e nello stesso tempo si continuano a chiudere spazi, riservandoli tutt'al più a pochi che vi potranno accedere? Quale identità storica e quale cultura vogliamo costruire in questo modo? Mi meraviglio soprattutto in questo caso, dal momento che hanno avuto la brillante idea di portare lì anche l'università. Al di là delle polemiche faccio una semplice domanda: non c'è alternativa alla chiusura? O almeno non è possibile una chiusura traslata di qualche ora, anche se presidiata nelle ore serali? Forse rischio di sembrare esagerata, ma sono convinta che si sbaglia proprio sottovalutando i nostri gesti, le azioni e i silenzi. Laura Crisci - Cancello Scalo (CE) I napoletani di buona memoria lo chiamano "il museo che cammina" perché nel 1881, durante i lavori di sventramento post-colera, l'edificio fu demolito e ricostruito venti metri più in là. Nelle intenzioni del generoso fondatore, Gaetano Filangieri principe di Satriano e duca di Taormina, doveva essere il museo della città, uno strumento didattico, un luogo di studio e di crescita culturale. È in via Duomo, nel Palazzo Como eretto nel '400. Ha una buona pinacoteca (Giordano, Ribera, Preti), preziose raccolte di armi, terracotte, monete, qualche bel presepio e fondamentali documenti. In rete c'è il numero per prenotare le visite degli studenti; ma in qualche sito si avvisa della chiusura, da alcuni attribuita a "inventario", da altri a "lavori di adeguamento funzionale e impiantistico". La verità è che resta desolatamente chiuso. Nella stessa linea di negazione dei nostri tesori d'arte si colloca la lettera della signorina Laura. E poi insistiamo sulla nostra vocazione turistica. Ma la faccenda di San Leucio mostra anche un altro aspetto grave: per colpa di pochi teppisti che non si riesce a rendere innocui si chiude per qualche tempo una struttura meravigliosa. È una prova d'impotenza, una delle tante.