I Comuni scoppiano, 23 su 61 vogliono modificare i confini delle zone tutelate Comitati e Verdi si oppongono: "Ci sono aree sufficienti per costruire ancora " -------------------------------------------------------------------------------- Cè chi vuole costruire nuove case per mille abitanti in un paese che ne ha cinquemila, chi vuole buttare giù il vecchio borgo attorno a unabbazia duecentesca. Chi parla di rettifiche dovute a errori cartografici, chi assicura che, alla fine, farà vincolare più metri quadrati di quelli di cui chiede lo sdoganamento. I Comuni del Parco agricolo Sud Milano convocati oggi in assemblea in Provincia hanno diverse motivazioni ma per 23 di essi (sono in tutto 61, compreso il capoluogo) cè un fine comune. Vogliono la modifica dei confini del parco, fissati da una legge regionale 17 anni fa. Da allora, dicono i sindaci, sono cambiate molte cose. Non troppe, per fortuna, se oggi lespansione urbanistica a sud di Milano è ancora ferma al 19 per cento del territorio, mentre tocca quote preoccupanti nel capoluogo (70) e soprattutto nellhinterland (66 nella Brianza ovest, 60 lungo lasse del Sempione, 57 nella Brianza centrale). Lappuntamento di oggi non sarà decisivo, dato che in materia è attesa una delibera del consiglio provinciale per la fine dellanno, ma certo indicativo delle diverse posizioni. E della risposta del Parco e della Provincia, specialmente sulla delicata scelta fra una variante generale del piano territoriale dellente di tutela con regole uguali per tutti (come si augurano i Verdi, «con un incremento finale della superficie protetta e un miglioramento della qualità ambientale complessiva») o imprevedibili contrattazioni separate Comune per Comune. Capofila dei 23 sindaci è Pierluigi Pasi di Rosate (5.200 abitanti), intenzionato a procurarsi aree per lo sviluppo industriale e per mille nuovi residenti. A Rosate (come pure a Vaprio dAdda), contro il Piano di governo del territorio si è costituito un comitato che in una decina di giorni ha raccolto un migliaio di firme. «Non occorre sottrarre terreno al parco - dice Daniele Del Ben, del comitato - ci sono ancora 80mila metri cubi disponibili per nuova edilizia residenziale. Un paese come il nostro è a posto per dieci anni». Costruire nel Parco Sud, ad ogni modo, piace anche a Comuni che le modifiche nemmeno le hanno chieste. A Gudo Gambaredo, frazione di Buccinasco, il Pgt è stato annullato dal Tar, perché la giunta aveva quasi raddoppiato le volumetrie di un piano in area protetta (una vecchia cascina), rispetto al consentito. A Viboldone, frazione di San Giuliano, il Pgt decretava labbattimento del borgo 7-800esco attorno allabbazia del XII secolo: «Era come togliere allabbazia il suo habitat - spiega Paolo Rausa, del comitato locale - . Il ministero dei Beni culturali ha esteso il vincolo anche al borgo ma ora è necessario restaurarlo». Labbazia, almeno, poteva vantare un protettore importante, ovvero Vincenzo Maranghi, ex amministratore delegato di Mediobanca scomparso nel luglio scorso. Non è così dappertutto. Il fronte dei sindaci è però meno compatto di quanto temano gli ecologisti. Per Stefano Lampertico di Gorgonzola le modifiche sono «talmente minime» che quasi non le ricorda. Massimo DAvolio di Rozzano giura che «in cambio sarà vincolato il nostro parco Uno, fuori dal Parco Sud e più grande dellarea che vogliamo recuperare e che potremmo usare per lampliamento dellistituto clinico Humanitas». Mentre a Vizzolo Predabissi la giunta è divisa. Francesco Tabacchi di Peschiera Borromeo (territorio per il 70 nel parco) parla «di sovrapposizioni di cartine in scala diversa che hanno causato degli errori da correggere» e aggiunge che «eliminare certe fasce di confine è opportuno per la pianificazione, a completamento del centro urbano». Già. Ma un confine da qualche parte deve pur esserci.