Con i suoi sedici miliardi di pixel è probabilmente la più grande fotografia al mondo e permette di esplorare il Cenacolo vinciano come non era mai accaduto. Da ieri, per la prima volta, «L'ultima cena» di Leonardo da Vinci è infatti liberamente visitabile non solo dal vivo, nella Sagrestia del Bramante in Santa Maria delle Grazie a Milano, ma anche su internet nell'immagine riprodotta ed elaborata ad altissima definizione sul sito www.haltadefinizione.com. Nata all'inizio del 2007, dall'incontro tra il Ministero per i Beni e le Attività culturali, la Soprintendenza per i Beni architettonici di Milano, la casa editrice De Agostini e Hal9000 (una società leader nella fotografia ad alta definizione), l'iniziativa apre uno scenario nuovo nello studio delle opere d'arte. Da un lato, infatti, l'immagine rappresenta uno strumento unico nel suo genere per la sorveglianza dello stato di conservazione del dipinto, dall'altro consente a chiunque si colleghi alla rete di osservare e scoprire, magari per la prima volta, ogni singolo particolare del disegno e dei colori. I precedenti non mancano. Sempre su www.haltadefinizione.com è possibile infatti ammirare la Parete di Gaudenzio Ferrari in Santa Maria delle Grazie, a Varallo Sesia. Con il Cenacolo leonardesco, tuttavia, la tecnica fotografica ha compiuto un ulteriore miracolo, considerate soprattutto le precarie condizioni dell'affresco. Fino ad oggi solo pochissimi fortunati hanno avuto l'opportunità di vedere «L'ultima cena» a distanza di qualche centimetro: praticamente solo Leonardo e quelle persone che in questi secoli si sono dedicati al restauro del dipinto. A un primo sguardo le rivelazioni sono emozionanti: dalle trasparenze del cielo nelle quali si stagliano un minuscolo campanile e una vegetazione cesellata, agli oggetti della tavola, dall'incarnato dei volti ai particolari dei lembi del mantello di Giuda, nei quali Leonardo fa ricorso a piccoli frammenti di oro. L'iniziativa tuttavia fornisce anche un contributo fondamentale dal punto di vista filologico: l'immagine digitale infatti registra perfettamente le condizioni della pittura murale a seguito del restauro più che ventennale (dal 1977 al 1999) eseguito da Pinin Brambilla Barcilon e permette di individuare molte parti dell'originale leonardesco rimaste nascoste per secoli sotto i rifacimenti successivi, restituendo leggibilità all'insieme e valorizzando anche talune integrazioni più tarde. «In altre parole - ha spiegato Pietro Marani, docente di Storia dell'arte moderna al Politecnico di Milano ? l'osservatore, magari riferendosi alla vasta letteratura scientifica sull'argomento, avrà modo di capire quali siano le parti autografe e quali invece le parti lacunose, o ancora le parti dovute ai passati interventi di integrazione, come se si trovasse sui ponteggi davanti al capolavoro vinciano». E per un attimo probabilmente si dimenticheranno anche le polemiche di questi giorni sullo stato di conservazione dell'opera sul quale si è pronunciato anche il Soprintendente per i Beni Architettonici di Milano Alberto Artioli: «Nel Cenacolo ? ha spiegato ? c'è un sofisticato sistema di controllo dell'aria che riduce l'impatto delle polveri di circa il 60-70 per cento. Per il momento, quindi, la situazione è sotto controllo».