Mario Bagnara raccoglie il grido di dolore del prof. Cevese e fa pressioni perchè la giunta cambi il suo orientamento «Il rischio è che si veda quell'aggiunta come espressione della mentalità di un'epoca, meritevole, per questo, di restare al suo posto». È la preoccupazione che per Mario Bagnara, consigliere comunale (Udc), si accompagna alla richiesta di "ripulire" la Loggia del Capitaniato dal balcone di epoca fascista sul suo lato ovest. A lanciare l'allarme e gridare all'insulto architettonico in riferimento all'inserto non palladiano era stato, sulle colonne del Gazzettino, lo storico dell'arte Renato Cevese, che ha il merito di aver riportato a galla il problema. Il consigliere Bagnara, assieme ad altri colleghi della maggioranza e dell'opposizione, ha firmato di recente un'interpellanza per chiedere all'amministrazione di eliminare, in occasione dell'anno palladiano, il balcone realizzato dopo l'inserimento del grande arco sul lato occidentale della Loggia. Ma per il momento la risposta da parte della giunta è negativa: il restauro che coinvolgerà il monumento riguarderà per ora soltanto il lato verso piazza dei Signori e contra' del Monte.Tuttavia, il dibattito sull'opportunità di riportare la Loggia alla sua versione originale non si ferma, anzi si arricchisce di interventi. Così da molto tempo: «È un'idea che quand'ero assessore alla cultura del Comune avevo coltivato e portato anche in giunta. Finora è caduto tutto nel silenzio perché non c'è mai stata una scadenza palladiana. Ecco perché ritorno con rinnovato entusiamo e determinazione a sostenere l'idea del restauro che comprenda anche l'eliminazione del balcone, visto che c'è un appuntamento importante del quale deve restare traccia estetica e architettonica, cioè il cinquecentenario dalla nascita di Palladio». La preoccupazione di cui si fa portavoce Bagnara, però, ha a che fare col significato storico dell'inserto: «Anche le aggiunte vengono considerate parte di una storia. Come è stato per la chiesa di San Silvestro, dove in facciata c'è un corpo di fabbrica che non ha niente a che vedere col resto. In quel caso, la soprintendenza si è espressa per mantenerlo. Qui però si tratta di una violenza alla struttura del Palladio. Credo, dunque, che in una visione palladiana quello di togliere il balcone sia un obiettivo da perseguire. Per molti vicentini che magari non conoscono le vicissitudini dell'edificio, se questo intervento venisse fatto, sarebbe una sorpresa. Non escludiamo che qualcuno possa eccepire, anche per i costi». Il restauro della Loggia del Capitaniato, antica sede del Capitanio, la massima autorità veneziana a Vicenza ai tempi della Serenissima, «con l'eliminazione del balcone sul lato ovest, potrebbe essere un segnale nell'anno palladiano. Ricordiamoci che l'intervento in basilica riguarda la parte prepalladiana. Si potesse chiudere almeno quell'arcone che è stato aperto sul lato ovest sarebbe già un buon risultato per dare l'idea del progetto originario di Palladio». Intanto Bagnara si augura che il grido sollevato tra i banchi di sala Bernarda «si trasformi presto in mozione, la quale nel caso ricevesse l'approvazione del consiglio, potrebbe indirizzare la giunta a prendere una decisione in tal senso».