-------------------------------------------------------------------------------- Ci è rimasto male Andrea Gelli quando ha letto che l'ex colonica di via della Chiesa a Capezzana dove vivono i suoi genitori verrà messa all'asta dal Comune. Ci è rimasto male per due motivi: il primo è che, a suo giudizio, non è assolutamente vero che i suoi genitori occupano l'edificio senza aver alcun titolo. «Abbiamo documenti - spiega Andrea Gelli - che testimoniano come la colonica appartenesse al patrimonio rurale dell'Opera pia Salvi Cristiani fin dagli inizi del Novecento. Lì viveva con la famiglia il mio nonno, Luigi Gelli, era lui il mezzadro del podere di Capezzana II. Il lavoro della terra è continuato negli anni e ad occuparsene era mio padre finché nel 1964 non è stata abolita la mezzadria». La proprietà dell'ex Opera pia Salvi Cristiani è rimasta prima nelle mani della Provincia di Firenze e poi è passata al Comune di Prato. Nel corso di questi anni la famiglia Gelli ha sempre cercato di ottenere dal Comune un regolare contratto di affitto ma questo, come sottolinea Andrea Gelli, non è mai stato possibile. «Per cautelarci - aggiunge Gelli - abbiamo depositato del denaro in un libretto. Non ci riteniamo occupanti abusivi». Pur essende un bene del Comune i lavori di manutenzione in tutti questi anni sono sempre stati eseguiti a spese della famiglia Gelli. Nel 2002 venne sottoscritto un accordo tra Comune, Provincia (rappresentato all'epoca dall'assessore all'agricoltura Massimo Logli), col quale si stabiliva che in cambio della disponibilità dell'ex colonica di via della Chiesa la famiglia Gelli avrebbe ottenuto la concessione edilizia per la costruzione di una nuova abitazione di 120 metri quadri e di mille metri quadri di terreno, più o meno nella stessa zona. Questo tentativo di accordo però, a distanza di anni, è stato considerato carta straccia. «Ci dispiace che amministratori e dirigenti si siano rimangiati la loro firma - commenta Gelli - certo per la nostra famiglia sarebbe importante, dopo aver vissuto tutta una vita in questa casa, fra l'altro vincolata dalla Soprintendenza alle Belle Arti, trovare una soluzione soddisfacente per tutti. Avanzammo anche una proposta d'acquisto che però non è stata presa in considerazione». L'impressione è che se il Comune, che ha fissato una base d'asta di un milione e 450mila euro, applicasse anche alla famiglia Gelli il diritto di prelazione a cui possono accedere gli occupanti di un immobile (quelli in possesso di un regolare contratto d'affitto) qualche possibilità di accordo ci sarebbe. Infatti in questi casi è prevista per consuetudine una riduzione del 10 o 20 sul prezzo base. G.C.