SCOPELLO (Trapani)Ci si sono messi il sole, la temperatura che sembra uscita da una giornata di piena estate e il colore del mare che blu più di così non poteva presentarsi: alla marcia «Salviamo Scopello» sono arrivati in tanti, tantissimi. Quattromila persone, secondo le stime più prudenti, 5mila secondo gli organizzatori, per dire un sonoro «no» al piano regolatore generale voluto dall'amministrazione comunale di centro destra. Il sindaco di Castellammare, Giuseppe Ancona, di FI, forse sperava in una provvidenziale pioggia che si sarebbe portata via la protesta in un batter baleno. Invece no. Tutti qui contro quel piano regolatore da 4 milioni di metri quadri di cemento, piazzati dappertutto, in zone agricole di particolare pregio, «con suscettibilità turistica»(geniale invenzione per far costruire dove non si dovrebbe) e a 150 metri dal mare. La parola d'ordine degli amministratori è: «sviluppo economico». Quella dei manifestanti è: «sviluppo ecocompatibile e rivalutazione dell'esistente». Posizioni inconciliabili. E così eccole qui le bandiere che sventolano sulla spiaggia di Guidaloca, appena sotto la torre cinquecentesca. Wwf, Legambiente, Lipu, Cgil, Italianostra, Sinistra ecologista, Verdi, Rifondazione, Club alpino italiano. E poi il «Che», farfalle svolazzanti su teli bianchi, striscioni con su scritto «vendesi terreni edificabili» e magliette con la foto di Scopello. E' una festa. Si distribuiscono dolci preparati dai soci del Wwf, caffè caldo e acqua fresca. La marcia sarà lunga: due chilometri e mezzo sotto il sole. C'è il banchetto del comitato «Forum Ambiente Castellammare» che raccoglie firme per bloccare il Prg. - «sono quasi seimila quelle raccolte finora», comunica Paolo Arena dall'altoparlante - mentre arrivano pullman pieni zeppi di famiglie, bambini e ragazzi. Alle 10.30 si parte, mentre grappoli di persone percorrono ancora la litoranea in cerca di un parcheggio. Marco è un futuro adulto alto neanche un metro. Ha un cartello che tiene su orgogliosamente: «Meno case più verde», recita. Poco più in là c'è chi si tuffa in acqua prima di affrontare il percorso. Il gruppo dirigente dei Ds della Regione è tutto qui: il deputato Camillo Oddo, il capogruppo dell'assemblea regionale Lillo Speziale e il segretario regionale Antonello Cracolici. «Siamo qui perché non è possibile permettere il perpetuarsi di una concezione dello sviluppo legata alla cementificazione - dice Oddo -. Abbiamo presentato contestazioni al piano regolatore, chiesto atti ispettivi e depositato un'interrogazione urgente all'assessore regionale al Territorio e Ambiente mettendo l'uno dopo l'altro tutti i punti che nello strumento urbanistico adottato dal Comune non rispettano neanche le leggi regionali. Lo sviluppo dell'economia di questi luoghi è legato alla conservazione del patrimonio archeologico, storico e naturalistico, non allo sventramento del territorio». Il suo collega della Margherita Franco Piro aggiunge: «La Riserva dello Zingaro è un esempio di come la preservazione del territorio rappresenti una risorsa economica. Oggi è visitata da 150mila persone l'anno e offre lavoro a decine di famiglie». Giovanni Locicero, della scuola regionale della Cgil, spiega che così, in questo modo «l'amministrazione comunale distrugge il futuro dei giovani, gli toglie l'unica possibilità vera di lavoro. Perché se questi luogo hanno un futuro è nella conservazione dell'ambiente e in queste bellezze. È per questo che oggi arrivano turisti da ogni luogo: perché qui c'è ancora un pezzo di Sicilia quasi integro». «Abbiamo già visto quello che è successo durante gli anni Settanta, quando sviluppo e cemento andavano a braccetto - dice Marta arrivata in pullman da Palermo -. Tutta la costa è stata massacrata da ville e villette». Maria, anche lei palermitana si rivolge agli amministratori locali: «Lasciatemi questa possibilità di verde». Poco più su, a circa un chilometro di distanza 14 ville nuove di zecca sono nate in piena zona agricola. «In attesa di condono», dice Franca. Mimmo Stellino, della Cgil di Trapani ricorda: «E' di appena qualche giorno fa il sequestro dell'antica tonnara di Scopello, oggi struttura ricettiva, dove sono stati scoperti scarichi a mare di acque nere. L'estate, poi, i cartelli di divieto di balneazione costellano le spiagge. Vi immaginate cosa diventerebbe il mare con tutte le nuove costruzioni che stanno immaginando gli amministratori?». Dall'altoparlante risuonano i numeri del piano regolatore, migliaia e migliaia di metri cubi di cemento. Adriano, 11 anni, si inserisce nel dibattito pre-marcia: «Volevo esserci stamattina perché l'idea di non poter avere più tutto questo verde quando vengo l'estate non l'accetto proprio». Si avvicina una signora e cita Sciascia: «E' in atto una sicilianizzazione dell'Italia». Spiega perché: «Il condono che sta per essere varato è una risposta nazionale alle richieste siciliane, di una certa Sicilia, che in questo governo ha riposto molte speranze. Qui la mafia ha mandato un segnale. Lì a Roma lo hanno raccolto». Rosanna Pira, docente universitaria di Architettura, pensa ai «bagli», le antiche strutture contadine oggi in malora, ai «machaseni», i magazzini, e a tutte le abitazioni del centro storico di Castellammare oggi vuote. «Perché non partire da lì per creare i 3mila posti letto, questi sono i numeri reali, che sono necessari per offrire maggiore ricettività?». La marcia parte: il lungo corteo si incammina verso il cuore antico di Scopello, 57 abitanti e costruzioni seicentesche. La palla passa alla Regione Sicilia, all'assessore al Territorio. Loro, se vogliono, possono bloccarlo questo scempio.