LA PROTESTA Settanta funzionari firmano lappello a preservare lordinamento delle strutture: "La questione economica non centra" ------------------------------------------------------------------------------ UNA lettera con le prime settanta firme per dire no al «declassamento» delle soprintendenze. A macchia dolio, da tutta la Sicilia, esplode la rabbia dei dirigenti delle soprintendenze siciliane, dei musei, delle gallerie darte, dei parchi archeologici. Con un indignato appello inviato al presidente della Regione Salvatore Cuffaro e al presidente dellArs Gianfranco Miccichè, i dirigenti chiedono che il taglio dei 150 uffici annunciato dalla Regione non coinvolga le Soprintendenze siciliane, che svolgono un compito istituzionale dei più delicati e complessi, come la tutela del patrimonio culturale e ambientale. «Chiediamo che le nostre considerazioni vengano almeno valutate con attenzione e che si verifichino le esigenze reali prima di smantellare le soprintendenze», osservano amareggiati alla vigilia di un incontro, martedì prossimo con lassessore regionale ai Beni culturali, Nicola Leanza, che li ha convocati. E rimandano le minacce al mittente, pungolando i vertici della Regione sugli altri sprechi di cui poco o nulla si viene a sapere, chiedendo la verifica della reale utilità e redditività dei numerosi uffici che proliferano nei dipartimenti «al di fuori di qualsiasi norma o di riconosciuta necessità funzionale». Il piano che rivoluziona la burocrazia regionale, per risparmiare sulla spesa, riguarda anche queste strutture spesso finite sottaccusa per leccessivo rigore dei pareri in tema di edilizia, per i divieti di costruire affibbiati lì dove si chiedevano permessi, per le multe distribuite agli abusivi di tutta lisola. Uffici tra i più redditizi di tutta lamministrazione regionale, dai quali dipende il sì o il no alla costruzione di una villa o di un albergo in riva al mare. «È lecito chiedersi se il ridimensionamento di una struttura disegnata oltre trentanni fa con unapposita legge considerata allavanguardia nel resto della nazione, non preluda in realtà allo smantellamento e alla definitiva delegittimazione di unistituzione a presidio e salvaguardia di un patrimonio spesso insidiato da attività improprie e talvolta illegittime», è il dubbio che pongono i firmatari, tra i quali spiccano i nomi dei soprintendenti di Palermo, Trapani ed Enna Adele Mormino (destinataria un anno fa, alla vigilia di Natale, di una missiva con una testa di capretto mozzata) Giuseppe Gini e Beatrice Basile - sebbene è previsto che i soprintendenti siano indenni dal «declassamento» - quello di Guido Meli, direttore del Centro regionale del restauro, del capo servizio dei beni architettonici e paesaggistici di Palermo Matteo Scognamiglio, della capo servizio Beni archeologici Francesca Spatafora, della capo servizio beni storico artici ed etnoantropologici Giulia Davì. La riorganizzazione degli uffici azzererebbe, trasformandole in semplici unità operative, le sezioni e i servizi tecnici delle nove Soprintendenze (nate con le leggi 80 del 1977 e 116 del 1980), che operano con il coordinamento di un soprintendente unico. Ogni soprintendenza ha 5 sezioni tecnico scientifiche affidate alla responsabilità di dirigenti dalla professionalità specifica nel campo dei beni archeologici, architettonici, paesistici e naturalistici, storico artistici ed etnoantropologici, bibliografici. I dirigenti, dal ruolo che rischia di venire dimezzato, non conoscono ancora nei dettagli il futuro che li attende. «Non hanno sentito il bisogno di ascoltarci», osservano. Di una cosa sono però sicuri: il discorso economico con loro, centra ben poco. «È offensiva e risibile lidea che un nostro declassamento sia altamente remunerativo sul piano del risparmio delle risorse pubbliche», scrivono. I loro uffici fanno pagare i pareri agli utenti, che oggi per legge si rilasciano con la doppia firma del soprintendente e del dirigente tecnico. I siti da loro gestiti producono reddito con i biglietti dingresso che aumentano di numero ogni anno. Il servizio di esportazione dei beni culturali funziona a ritmi serrati. E oggi la legge Ronchey oggi fa pagare anche le riprese cinematografiche dei siti. «La scarsa considerazione per il nostro lavoro - avvertono inoltre - giunge in un momento di cruciale importanza per il completamento dei progetti finanziati dal Por Sicilia 2000-2006 e per lavvio della programmazione del Por 2007».
SICILIA - Tagli alle soprintendenze, dirigenti in rivolta - Lettera aperta a Cuffaro: "È lanticamera dello smantellamento"
Settanta funzionari delle soprintendenze siciliane hanno firmato un appello per preservare l'ordinamento delle strutture. La Regione ha annunciato il taglio dei 150 uffici, ma i dirigenti chiedono che il declassamento non coinvolga le Soprintendenze siciliane, che svolgono un compito istituzionale delicato. I dirigenti chiedono di valutare le esigenze reali prima di smantellare le soprintendenze e di verificare la reale utilità e redditività degli uffici. Il piano di ridimensionamento riguarda anche le strutture che gestiscono i siti archeologici e culturali, che producono reddito con i biglietti di ingresso e le riprese cinematografiche.
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