Oggi la giornata per raccogliere fondi con la formula «Dietro le quinte», che svela personaggi e storie legati ai monumenti FIRENZE Meno storia dell'arte e molta storia degli uomini. Perché sono gli uomini che fanno l'arte e sono le loro gesta e i loro sentimenti a ispirarla. Saranno gli amori e le vicende dei proprietari dei palazzi e dei castelli i veri protagonisti della giornata di oggi del Fondo per l'ambiente italiano nella prima edizione di «Dietro le quinte», la giornata di raccolta fondi a favore dei beni di sua proprietà. Anche per ribadire il rispetto dell'arte e del paesaggio, in barba alle case abusive e alla politica dei condoni, Con decine di volontari che racconteranno in ben 58 città italiane i segreti e le storie che si celano dietro i monumenti. Con Francesco Rutelli a Roma che parlerà del bisnonno scultore e il ministro Roberto Maroni a Varese che racconterà della storia della duchessa di Palazzo Estense. In cambio sarà chiesto un contributo di 10 euro. Perché, come ci tiene a precisare il direttore generale dei Fai Marco Magnifico, mantenere in vita certi monumenti costa. E nemmeno poco. Perché? «Perché la manutenzione e la gestione delle proprietà che appartengono al Fai costa tantissimo. È non c'è nessuna delle nostre proprietà, nemmeno San Fruttuoso, che ha 8Omila visitatori l'anno, che si autofìnanzi con la vendita dei biglietti. Oltretutto il Fai queste proprietà le riceve in dotazione, ma non ne può disporre e va a finire che diventano dei buchi di bilancio spaventosi. È bene ricordarlo: noi siamo nati perché la gente goda di monumenti che altrimenti sarebbero andati in rovina. E non semplicemente per trasformarli in un museo, vogliamo piuttosto, alla maniera inglese, che la gente si possa sdraiare sui prati e i bambini correre nei parchi. Purtroppo soffriamo di un terribile handicap». Quale? «Che nell'opinione della gente siamo un'associazione molto ricca perché abbiamo castelli, ville e giardini molto ben tenuti. Invece dobbiamo finanziarci facendo una giornata di raccolta fondi offrendo, in cambio di un'offerta di 10 euro, una chiacchierata con personaggi più o meno celebri intorno a un monumento o a un oggetto che normalmente si crede di conoscere. Raccontati do episodi che normalmente non vengono messi in luce, ma sono legati a uomini, a vanità e a miserie, a tutte quelle qualità insomma che ci caratterizzano» Quanto contate di raccogliere con la giornata di oggi? «Non molto, e non più di 200-300mila euro. Ma ciò che è importante è il messaggio che daremo: siamo poveri e abbiamo bisogno dell'aiuto di tutti per svolgere un'azione sociale e civile. Perché il Fai è un intermediario tra chi dona un monumento e la collettività che lo vuole, un servizio sociale, e come tutti i servizi va pagato, sia iscrivendosi e pagando 38 euro l'anno che tramite incontri come oggi. Che sono poi un modo per avvicinare la gente all'arte meravigliosa di questo paese». Che però ama i condoni «Il condono è uno scandalo. K purtroppo il lato deteriore di noi italiani, popolo straordinario di artisti e navigatori, ma anche di piccoli cialtroni che si danno la zappa sui piedi con sciocche.ze che non sono all'altezza della sua storia e della sua tradizione. Purtroppo gli italiani sono un popolo giovane e hanno un senso dello stato modesto». Anche quello dell'arte. «E' vero, infatti abbiamo fatto una battaglia con il ministro Moratti perduta storia dell'arte e del paesaggio venisse maggiormente inserita nella scuola, La nuova riforma scolastica, invece, impegna molta telematica e informatica, e la sensazione è che si continua a dare poco peso alla storia dell'arte. Eppure siamo italiani perché abbiamo questa storia e questo gli italiani alla line lo riconoscono. La cosa curiosa è che le spose dì Agrigento vanno tutte a farsi fotografare davanti al tempio, anche se poi si hanno le casette abusive sotto»