Da tre giorni, sulle mura della chiesa di San Giovanni Dei Fiorentini, nel cuore di via Giulia, c'è una scritta che offende Dio. Una bestemmia che campeggia sul lato sinistro di un luogo sacro, di uno dei patrimoni ambientali della città. Ma che ancora oggi non può essere cancellata, per questioni burocratiche. Nonostante le sollecitazioni di residenti e commercianti, infatti, quell'offesa dipinta a chiare lettere con la vernice spray, deve rimanere lì, alla vista di tutti, finché la Soprintendenza ai beni am-bientali e architettonici non darà il suo nulla osta per la ripulitura. Dall'Ufficio del decoro urbano assicurano che ci vorranno solo pochi giorni per effettuare quest'operazione. Ma intanto, quella bestemmia che profana una chiesa del 1500. un tesoro artistico che ai suo interno contiene busti di Pietro Bernini, è ancora lì. Lì. da martedì mattina. Tempi lunghi per autorizzare una squadra di operai a passare una mano di vernice. Lunghi, soprattutto se si pensa che spesso la Soprintendenza ci mette così poco a dare il suo parere favorevole all'occupazione di suolo pubblico da parte di bancarellai e caldarrostai. Anche quando si piazzano in luoghi simbolo della città. Per togliere una bestemmia da una chiesa, invece, "compare" la burocrazia. «L'Ufficio del decoro urbano - racconta il parroco di San Giovanni dei Fiorentini, monsignor Luigi Veturi - mi ha assicurato che interverrà il prima possibile, non appena la Soprintendenza gli darà l'ok. Dicono che non possono operare senza avere quell'autorizzazione. Speriamo solo che quella scritta venga tolta il prima possibile». Già, perché attualmente, per una questione meramente burocratica, nessuno ancora oggi è potuto intervenire. «Come per ogni opera di valore, chiese, monumenti, pareti di travertino antico - spiega Mario Schina, direttore dell'Ufficio decoro urbano del Comune - la competenza è della Soprintendenza di Stato». E' la Soprintendenza infatti a decidere il materiale da usare per la ripulitura della scritta. «Se dobbiamo utilizzare una microsabbiatrice o una macchina a vapore. Noi eravamo pronti ad intervenire già da ieri -prosegue ancora Schina - Tanto che, dopo aver ricevuto una serie di segnalazioni da parte di alcuni residenti, eravamo andati sul posto per effettuare l'operazione di pulitura, ma siamo stati bloccati». «Comunque - assicura -l'intervento di pulizia verrà effettuato il più presto possibile. Oggi, se avremo l'autorizzazione. O al massimo domani». Quanto potrebbe costare un'operazione del genere? «Dipende dal tipo di intervento e dal tempo che si impiega. In questo caso ci vorrebbero due operatori. Il costo, anche se è orientativo, è di 80 euro per un metro quadrato». Aspettando dunque il permesso della Soprintendenza, quell'offesa enorme continua ad occupare una delle pareti laterali della chiesa che Jacopo Sansovino iniziò a realizzare nel 1519 su commissione di Leone X. Accanto, ci sono ancora i segni di altre bestemmie che qualche vandalo si è divertito a lasciare. Proprio durante la Notte Bianca, infatti, su quelle stesse mura, erano già comparse altre scritte. E ancora una volta, prima di levarle, c'era stato bisogno del placet della Soprintendenza. «E' un anno che quella chiesa viene imbratta dai vandali - si sfoga Nunzio Primavera, residente a via Giulia, con una lettera che ha inviato al Messaggero - E' una vergogna che quella scritta non venga tolta immediatamente, anche perché quel luogo è continuamente visitato da turisti e cittadini. E quelle bestemmie sono visibili anche dagli studenti delle vicine scuole». E il colpo d'occhio effettivamente è forte. Entri dentro la chiesa, attraversi le tre navate e ti trovi in mezzo ad opere d'arte. Poi esci e sul lato sinistro (guardando la facciata) ti trovi dì fronte a scritte indicibili, bestemmie che non si possono ripetere. Ma non va meglio sul lato destro. Qui, le mura della chiesa, sono piene di graffiti, tag, sigle di qualche ragazzino che forse con la sua bomboletta spray non sapeva di imbrattare un tesoro di Roma, un luogo sacro. Un patrimonio romano che, fosse solo per questo, andrebbe rispettato. Le soprintendenze facciano almeno questo "miracolo": via subito quelle scritte Perfino per ripulire le sciiti e oltraggiose da una chiesa serve il permesso delle potentissime soprintendenze romane. Senza il nulla osta, la bestemmia resta scritta sul muro, monumento perenne all'imbecillità umana. Sicché il bene architettonico e artistico che si pretenderebbe di tutelare rimane in realtà doppiamente indifeso: prima dai vandali che lo deturpano, poi dalla burocrazia folle che ne ritarda la ripulitura. Passano i giorni, gli addetti ai decoro rimangono inoperosi in attesa del via libera. Tanto rigore è sacrosanto, per carità: si tratta di una chiesa del 1500, mica si può agire con leggerezza... Ma la beffa non si ferma qui. Le occhiute soprintendenze, cui nulla sfugge - come abbiamo visto - sono sorprendentemente di manica larga nei confronti delle bancarelle che deturpano ì salotti di Roma. Alcune le autorizzano, senza battere ciglio; altre le tollerano, sempre senza battere ciglio. Il risultato di questa sorta di strabismo, purtroppo non cambia. Sempre di bestemmie, infondo, si tratta. Almeno per le chiese confidiamo in un miracolo che faccia sparire subito quelle scritte oltraggiose sulla basilica di San Giovanni dei Fiorentini. In realtà, non si chiede nient'altro che un po' di sana, ordinaria amministrazione. E questa è lecito pretenderla. La Rocca: «Tempi molto lunghi, sono necessarie analisi speciali» «Il parere della Soprintendenza ai beni ambientali è necessario quando si tratta di scritte che riguardano chiese monumentali e dunque vincolate». Spiega Eugenio La Rocca, sovrintendente ai beni culturali del comune di Roma. «I tempi per rilasciare il nulla osta possono anche essere lunghi, quando si tratta di analisi speciali volte ad individuare gli strumenti più idonei con cui intervenire. In questi casi per coprire la scritta -prosegue ancora La Rocca - sarà infatti necessario utilizzare sistemi più delicati, ci vuole più tempo per intervenire, non basta una semplice traccia di vernice». La Soprintendenza deve inviare sul posto un esperto che indica all'Ufficio del decoro urbano quali materiali adottare. «In questo caso, ad esempio, una scritta fatta con una bomboletta spray non si toglie con l'acqua. Ma bisogna utilizzare impacchi di sostanze che assorbono la vernice o soluzioni acquose con un materiale che riesca a sciogliere la vernice evitando di rovinare le mura della chiesa». A seconda dell'importanza del monumento gli interventi saranno diversi. «A volte ci vuole un vero e proprio restauratore», aggiunge il sovrintendente ai Beni Culturali. Ma ci vogliono davvero tre giorni per togliere una scritta da una parete? «Sono sicuro che se non sono ancora intervenuti è perché devono controllare attentamente cosa fare. Evitando così di rovinare ancora di più le mura della chiesa».
Il Messaggero
25 Ottobre 2007
Roma. Una bestemmia sulla chiesa, ma è "vietato" cancellarla
VE
Veronica Cursi
Il Messaggero
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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