In visita ufficiale a Napoli il ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli ha trovato all'ingresso del museo di Capodimonte un drappello di studenti in conservazione dei Beni culturali che avevano un messaggio per lui. Spiacevoli di rovinarle la festa per i cinquant'anni del museo - questo in sintesi il messaggio per il vicepremier - ma noi studenti del corso di laurea in conservazione dei Beni culturali vorremmo porre alla sua attenzione il problema della nostra formazione e del nostro destino professionale. Destino fosco secondo questi ragazzi. Già, perché i corsi di laurea in conservazione dei Beni culturali che sono disseminati ovunque in Italia e costituiscono una realtà accademica in continua espansione «trovano il loro enorme limite negli scarsissimi sbocchi lavorativi e nel mancato inquadramento della figura professionale del conservatore dei beni culturali, la quale esiste solo sul piano teorico, ma non sul piano pratico». Chi esce laureato infatti dai corsi di conservazione dei beni culturali si trova subito di fronte un deserto di prospettive concrete. Assenza di concorsi pubblici banditi dal ministero e dalle soprintendenze; competizione mai regolamentata con altre figure professionali come gli architetti e i diplomati all'accademia delle belle arti, ma anche mancanza di un albo professionale che tuteli e rappresenti gli interessi di questa categoria.