L'uscita domenica scorsa del 12 volume della Piccola Biblioteca d'Arte dedicato a Lucio Fontana ha suscitato l'attenzione di molti, in particolare della Fondazione Lucio Fontana, Istituita a Milano nel 1982 per iniziativa della vedova dell'artista, Teresita Kasini Fontana, questa Fondazione ha il compito istituzionale di promuovere e tutelare il patrimonio artistico di Lucio Fontana. In questa veste, la Fondazione ha voluto far pervenire al nostro giornale una serie di osservazioni sul libro, che aiutano a capire bene il ruolo e i compiti dell'istituzione milanese. Ad esempio, si è fatto notare che la scelta editoriale di non indicare le date delle opere di Fontana nelle didascalie è stato un errore. «Fontana realizzò i primi buchi nel 1949 e i tagli a partire dal 1958» spiegano Nini Ardemagni Laurini e Valeria Emesti, rispettivamente presidente e consigliere della Fondazione. «Indicare con precisione la data, significa sancire la precocità o meno delle opere. E questo è un fatto importante nella parabola artistica di Fontana». Il quale forniva le indicazioni cronologiche dietro i quadri, ma non apponendo le date bensì attraverso dediche, oppure attraverso frasette apparentemente senza senso, del tipo «Albissola paese di stronzi» oppure «A me piace andare in bicicletta» che però celano circostanze e momenti molto precisi della produzione dell'artista. Il segreto sta nell'identificare queste circostanze, e in questo istituto ubicato negli stessi locali di Palazzo Cicogna Mozzoni dove Fontana aveva il suo studio quei particolari li conoscono benissimo. La Fondazione Fontana offre pertanto un prezioso (e gratuito) servizio a musei, organizzatori dì mostre, mercanti e collezionisti, esaminando le opere di Fontana, verifìcandone l'autenticità attraverso l'indagine diretta e la ricerca documentario-bibliografica. Ogni opera (e notizia acquisita) viene registrata in un archivio, che ormai conta oltre tremila numeri (mille sono i «tagli») e che sfocerà tra poco in una nuova edizione del catalogo generale dell'artista. Chiedo alle mie interlocutrici se circolano molti falsi Fontana. «Chiamiamioli "copie"'» dicono non senza ironia, «Sì, ne esistono. Si fìguri che ci è stato sottoposto di recente un taglio di Fontana del 1970, Peccato che Lucio sia morto nel 1968». La Fondazione vigila anche sulle pubblicazioni dedicate al maestro e non solo per esigere i legittimi diritti di riproduzione. «È molto importante fare attenzione a che le immagini di Lucio non vengano utilizzate impropriamente, come è accaduto in pubblicità, dove i tagli hanno rischiato di reclamizzare medicinali, ravioli e anche automobili». Alla Fondazione stanno anche molto attenti a che le tele, coi tagli non vengano stampate capovolte. Ma come si fa a capire se un Fontana ci viene presentato nella giusta posizione? «Semplice, si guarda il retro. Le scritte e le frecce di mano del maestro, e la nostra lunga esperienza, ci indicano se il taglio è dalla parte giusta».
Laddove i tagli sono garantiti
La Fondazione Lucio Fontana, istituita nel 1982, ha pubblicato il 12 volume della Piccola Biblioteca d'Arte dedicato a Lucio Fontana. La scelta editoriale di non indicare le date delle opere di Fontana nelle didascalie è stata considerata un errore. La Fondazione offre un servizio gratuito a musei, organizzatori di mostre, mercanti e collezionisti, esaminando le opere di Fontana e verificandone l'autenticità. L'archivio della Fondazione conta oltre tremila numeri e sfocerà presto in una nuova edizione del catalogo generale dell'artista. La Fondazione vigila anche sulle pubblicazioni dedicate al maestro e non solo per esigere i legittimi diritti di riproduzione.
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