Si entra, istintivamente, in punta di piedi nel nuovo Museo diocesano di Napoli. Il rispetto lo insegna il luogo, gli occhi si riempiono presto della spettacolare bellezza e armonia che ogni angolo dell'ex monastero delle clarisse, da ieri Museo diocesano Donnaregina. Uno scrigno prezioso che custodisce un tesoro unico: «L'Immacolata concezione» di Charles Mellin, il «San Francesco che riceve i simboli del sacerdozio» di Solimena, la «Madonna con Bambino» di Massimo Stanzione. Sono tutte opere di prestigio che tornano nel Museo diocesano Donnaregina di Napoli. L'ideale taglio del nastro è avvenuto alla presenza del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. «Si è trattato di una iniziativa generosa - ha commentato il Capo dello Stato - dell'arcivescovo Crescenzio Sepe». All'inaugurazione - nella giornata conclusiva dell'incontro interreligioso per la pace - erano presenti anche il ministro per i Beni culturali Francesco Rutelli, il sindaco Rosa Iervolino Russo, il presidente della Regione Campania Antonio Bassolino, il presidente della Provincia Dino Di Palma. Il percorso museale offre ai visitatori opere d'arte che illustrano due temi della fede cristiana, vissuta e manifestata, nella Chiesa napoletana: da un lato la raffigurazione di Maria, esempio di vita per i cristiani, dall'altro San Gennaro, patrono di Napoli, testimone della fede. Il museo diocesano è ospitato nel vecchio monastero delle clarisse, che viene restituito ai napoletani dopo molti anni. Un'opera dell'architetto Giovanni Guarino, che risale al 1626. Uno scalone settecentesco di pipérno conduce all'interno della chiesa, costituita da un'unica navata rivestita di marmi policromi. La «Gloria della Vergine e dei Santi Francescani», affresco di Francesco de Benedectis, risalenti al 1654, decorano la volta della chiesa. L'altare maggiore venne realizzato invece sulla basi di un disegno di Solimena, così come anche «II miracolo delle rose», che decora il presbiterio. Un museo diocesano voluto dal cardinale Crescenzio Sepe, «per sottolineare - come ha spiegato - la necessità di valorizzare i beni culturali ecclesiastici». Presente anche monsignor Ugo Dovere, vicario diocesano per la cultura: «È il coronamento di un sogno antico e di un progetto lungamente meditato. La prima volta, infatti, che si è cominciato a parlare di un museo dell'arcidiocesi fu sul finire dell'Ottocento».