Il gesto "futurista" del contestatore che ha colorato di rosso l'acqua della fontana di Trevi ha suscitato qualche raro sarcasmo e una più robusta dose di deplorazioni bacchettone. Dico "bacchettone" perché viziate da una duplice ipocrisia. Più che il rosso dell'acqua, ha fatto scandalo il nero del credo politico: se, infatti, lo stesso gesto fosse stato compiuto come contestazione "antagonista" contro il precariato o contro Bush, le reazioni sarebbero state molto più divertite; trattandosi di un contestatore di destra, per di più alla Festa del Cinema, è scattata la condanna. Ma c'è di più. "Ben altri", come si usa dire, sono oggi gli scempi cui sono sottoposti i beni artistici. Il coloratore non ha danneggiato permanentemente la fontana di Trevi; se, sfuggendo alla vigilanza, avesse scarabocchiato una scritta sul monumento, il danno sarebbe stato autentico, ma nessuno se ne sarebbe accorto, tanto diffusa ormai è l'acquiescenza al vandalismo. Col suo gesto, il contestatore all'anilina ha dimostrato che, oggi, fa notizia chi non danneggia i monumenti. E così, quel gesto, rovesciando le prospettive, dimostra la perdurante incuria per il patrimonio artistico e la diffusa rassegnazione allo straripante degrado delle grandi città italiane, che non ha paragoni in nessuna zona del mondo. Lì, città d'arte, monumenti e testimonianze arti-stiche appaiono tutelati, puliti, apprezzati e curati in primo luogo dai cittadini Lì, surreali apparirebbero i nostri (rari) dibattiti sulla liceità di fenomeni, quale quello dei writers, che altrove la coscienza collettiva ha serenamente archiviato da anni. Lì, non si identifica creatività con ribellismo. E ci si preoccupa piuttosto di assicurare alla prima efficaci possibilità di espressione che si traducano nel rilancio e nello sviluppo, anche produttivo, delle città Del resto, i dati diffusi ieri ai colloqui internazionali di Ravello Lab (il laboratorio permanente su cultura e sviluppo organizzato da Federculture, Centro universitario europeo per i beni culturali e Formez) dimostrano che della cultura gli italiani danno una curiosa interpretazione; identificandola, secondo un recente sondaggio Eurobarometro, non già con le arti, come fa la maggioranza degli europei, ma con la famiglia e l'istruzione. Associando dunque alla cultura un valore costrittivo e familistico, un senso passivo e puramente trasmissivo. Se questo è il retroterra, particolarmente ambizioso risultauno dei principali obiettivi che, in chiusura, Ravello Lab indicherà oggi: «Incoraggiare la relazione delle 3C: Cultura - Creatività - Competitività». A questo obiettivo si accompagnano l'insistenza sul ruolo della formazione; e la riproposizione di politiche di incentivazione fiscale che motivino i privati a intervenire sul serio nella cultura. Dai temi e dalle proposte discusse da importanti esperti internazionali a Ravello risulta confermata l'importanza di affrontare il tema della politica (e della spesa) culturale con strumenti aggiornati, anche manageriali, che colgano della cultura non già il mero valore economico, ma il significato strategico che può assumere per lo sviluppo di comunità consapevoli. Resta un dubbio: in Italia questa consapevolezza c'è? Per un turista che si guardi per strada la risposta non è scontata. E non possono bastare a rassicurarlo le file dei soliti noti a una mostra o a un festival. Nelle quali della cultura si esprime per lo più una visione effimera e spettacolarizzata, dunque necessariamente elitaria, richiamo irresistibile per attentati straccioneschi.
Le città vivono di cultura (quella vera)
Un contestatore ha colorato di rosso l'acqua della fontana di Trevi a Roma. Il gesto è stato considerato un atto di vandalismo e ha suscitato reazioni negative. Il contestatore è stato identificato come un sostenitore di destra e ha fatto scandalo a causa del suo credo politico. Il gesto ha anche sollevato questioni sulla cura e tutela del patrimonio artistico italiano. I dati diffusi da Ravello Lab, un laboratorio permanente su cultura e sviluppo, dimostrano che gli italiani hanno una visione limitata della cultura, associandola principalmente alla famiglia e all'istruzione.
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