Nemo propheta in patria. Se l'Annunziata di Antonello furoreggia a Milano, il Satiro danzante in trasferta al Louvre fa incassare al museo parigino 12 milioni di euro, e altri pezzi dello straordinario patrimonio artistico siciliano fanno incetta di successi in tutto l'orbe terracqueo, di ritorno nell'isola non riescono a sprigionare per intero la loro attrattiva. A fronte di una spesa di trentuno milioni di euro, il sistema dei Beni culturali siciliani ha ancora parecchi meccanismi da oliare, perché i ricavi ammontano a 15 milioni, poco più della metà dell'investimento. Sui cinquantaquattro siti in cui si concentrano i tesori dell'isola, sei fanno la parte del leone garantendo il 77 per cento degli incassi totali, i restanti quarantotto invece annaspano. Si va dal Museo archeologico di Lentini, che nel 2006 è stato visitato da ventiquattro paganti per un saldo di quarantacinque euro, ai cinquantatré biglietti staccati dall'Antiquarium di Augusta, che sono valsi un centinaio di euro. Maluccio anche un museo di rilievo come quello archeologico di Ragusa, 669 ospiti e un tesoretto di mille e trecento euro. Nonostante l'impegno profuso e i brillanti risultati conseguiti nel dialogo con gli istituti museali internazionali, le cifre sembrano dire che c'è ancora molta strada da fare, per l'assessorato regionale ai Beni culturali siciliano. Nicola Leanza, che ne ha ereditato la direzione dal luglio del 2006, dovrà cercare di vincere la non semplice sfida di attrarre turisti e locali anche nei siti di provincia, che sembrano essere soffocati da quelli più celebri e gettonati. Alcuni, come il Quotidiano di Sicilia, indicano le ragioni del mancato ritorno, soprattutto nei limiti che Leanza ha disposto a partire dal maggio di quest'anno, sull'esportazione dei Beni culturali siciliani. Un'iniziativa che non è ancora sfociata, secondo il giornale, in una comunicazione adeguata, capace di giustificare una scelta che in molti hanno criticato, ritenendola una mossa protezionistica nociva In realtà pare che i contraccambi ricevuti dai musei internazionali, che hanno ricevuto enormi benefìci da pezzi del patrimonio isolano, non siano stati altrettanto generosi, e quel punto si sia resa necessaria una stretta. Pochi giorni fa il presidente dell'Are Gianfranco Miccichè evidenziava la differenza che ancora oggi esiste nella mentalità gestionale degli spazi espositivi siciliani rispetto ai musei delle altre città. La sfida dell'assessore Leanza è far sì che tutti, considerino quelli dell'isola, senza paragoni.
Museo aperto per 45 euro l'anno
L'Annunziata di Antonello a Milano e il Satiro danzante al Louvre hanno incassato rispettivamente 12 milioni di euro. I pezzi del patrimonio artistico siciliano hanno fatto incetta di successi in tutto l'orbe terracqueo, ma i ricavi ammontano a 15 milioni, poco più della metà dell'investimento. I cinquantaquattro siti in cui si concentrano i tesori dell'isola hanno incassato solo 77% degli incassi totali. I musei di Lentini, Augusta e Ragusa hanno ricevuto pochi visitatori e poco denaro. L'assessorato regionale ai Beni culturali siciliano deve cercare di attrarre turisti e locali anche nei siti di provincia.
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